LO SGUARDO LUNGO

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giovedì 30 dicembre 2010

Operazioni di manutenzione e trattamento antitarlo allo storico armonium ligneo del Tempio Ebraico di Livorno

Sono iniziate oggi le operazioni di manutenzione , comprensive di
trattamento antitarlo, allo storico armonium ligneo del Tempio Ebraico
di Livorno.
Sotto la direzione del Maestro restauratore Fausto Vivaldi il delicato
strumento è stato controllato con attenzione, intervenendo con varie
fasi di trattamento (a seconda delle specifiche necessità).
Al termine dell'operazione l'armonium è stato sigillato e così resterà
per alcune settimane,al termne delle quali si procederà a completare
l'intervento.
Nella foto un momento delicato dei lavori, con interventi a siringa
punto per punto (da sinistra Pietro Cannavò,il Maestro Vivaldi e Massimo
Brogna).

martedì 21 dicembre 2010

Da www.moked.it , portale dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

Qui Livorno – Vilipendio alla religione ebraica, oggi parla l’imputata

Prosegue con la deposizione dell’imputata il processo contro Cinzia Viviani, insegnante di religione e lettera alla scuola elementare D’Azeglio di Livorno accusata di vilipendio alla religione ebraica. I fatti risalgono alla fine dell’anno scolastico 2006-2007 quando Viviani avrebbe ripetutamente pronunciato frasi di chiaro stampo antisemita davanti ai suoi alunni. “Gli ebrei sono l’essenza della stupidità”, “L’ebraismo è una religione inutile perché insegna a piangere vicino a un muro”, “Gli ebrei sono un popolo di ladri”, “Si lamentano dello sterminio ma ne hanno ammazzati pochi”. Il procedimento processuale è stato aperto con la denuncia di Luna Mosseri, 62enne insegnante in pensione, costituitasi parte civile insieme all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, tutelate in aula dall’avvocato Renzo Ventura del foro di Firenze. “Ha detto frasi terribili contro la religione ebraica che ho saputo dai bambini e dai loro genitori – l’accusa pronunciata dalla Mosseri davanti al giudice Antonio Del Forno in occasione della prima udienza svoltasi a fine ottobre. Allora l’imputata aveva scelto la via del silenzio scuotendo la testa davanti alle deposizioni dei vari testimoni, dalla dirigente scolastica Gianna Valente alle madri di alcuni ex alunni fino ai ragazzi stessi, ormai adolescenti ma con buona memoria dei fatti contestati. “Una volta arrivai a casa piangendo perché disse in classe che gli ebrei erano tutti stupidi altrimenti non si sarebbero fatti uccidere in massa”, la testimonianza choc della 14enne Beatrice. Frasi tremende forse in parte figlie dei rapporti tesi tra Valenti e Mosseri che i ragazzi hanno confermato in sede giudiziaria. Nel corso della prima udienza era anche emerso il tentativo fatto dalla dirigente scolastica di minimizzare le ragioni della controversia. Un tentativo candidamente confermato dalla stessa Valente: “Volevo svelenire il clima. Dissi alla maestra Mosseri che affermare che gli ebrei erano ricchi in fondo non voleva dire che erano ladri. E questo era quanto mi risultava avesse detto Cinzia Viviani”. Fatto sta che al termine dell’udienza il pubblico ministero Gianfranco Petralia aveva deciso di modificare il capo di imputazione: oltre all’accusa di vilipendio della religione ebraica, Cinzia Viviani dovrà rispondere anche della diffamazione della sua ex collega.

Adam Smulevich

mercoledì 15 dicembre 2010

Religioni a scuola

Mi ritrovo nel commento che Tobia Zevi,partendo dalla proposta Melandri che prevede l’istituzione di un’«Introduzione alle religioni» nella scuola superiore, ha pubblicato recentemente su Ucei Informa : ricordando il "vulnus" dell'ora di religione cattolica unica nella scuola pubblica (direi avendo anche presente la carenza di Laicità che progressivamente,nonostante la previsione costituzionale,si afferma in Italia),in concreto afferma un concetto pragmatico , ovvero che al momento e,direi,ancora per un bel pezzo una piena Laicità rimane utopia in questo paese e quindi occorre accontentarsi di passi in avanti sul tipo della proposta Melandri.
E' praticamente il concetto che  ho cercato di porre in discussione,in verità senza grande successo,nel nostro recente Congresso e che potrebbe trovare varie applicazioni nella società italiana
Mi conforta quindi che altri abbiano a cuore questo delicato tema nella speranza che,una volta smaltita la sbornia da nuovo statuto,si riesca ad approfondirlo visto che attiene alla cittadinanza di ciascuno di noi.

Gadi Polacco
www.livornoebraica.org

giovedì 18 novembre 2010

Israele si ritira da Ghajar,gli abitanti protestano ed Ugo Tramballi....pure

Egregio Direttore,
è per certi versi bizzarra, ma a pensarci bene non tanto, la notizia del
ritiro israeliano dal villaggio di Ghajar,in origine già in bilico tra
Libano e Siria,con relative proteste degli abitanti che preferivano
evidentemente la presenza dei sodati di Gerusalemme.
Altrettanto bizzarro,ma anche in questo caso poi non tanto,l'incipit
dell'articolo di Ugo Tramballi al quale deve essere parso troppo
"doloroso" dare una notizia positiva su Israele senza infarcirla di
qualche annotazione che ricordi,sia mai che qualcuno pensasse
diversamente,quanto sono "cattivi" gli israeliani.
E allora ci ricorda ,premettendolo subito,"come un ritiro israeliano da
territori occupati non è una di quelle cose che capitano tutti i giorni
in Medio Oriente...",quasi che Israele stesse occupando appunto tutto il
M.O. e "dimenticando" precedenti quali tutto il Sinai,Gaza, e il Libano
stesso,tanto per citare qualche esempio e tralasciandone altri (ci si
dovrebbe poi chiedere in seguito a cosa quei territori vennero
temporaneamente occupati,ma forse è chiedere troppo...);
Della serie "non facciamoci mancare nulla" è poi l'ulteriore chiosa:
"Pacifisti,milizie,eserciti,chiese,organizzazioni
internazionali,opinioni pubbliche e popoli interi sono mobilitati da
decenni perchè questo accada".
A parte la ridondanza e la ricchezza di retorica del periodo è "curioso"
che aggressori in forma di stato , terroristi vari , "pacifinti" ed
opinioni pubbliche vessate da dittatori non vengano menzionati nella
lista, ossequiosamente celati dietro a vaghe e delicate definizioni.
Giustamente,occorre essere obbiettivi,il nostro commenta però "ma quando
succede,non è contento nessuno" e pare non essere contento nemmeno lui
che,nella chiusa dell'articolo,ci svela il vero e perverso motivo del
ritiro : "ma Israele ora ha in mente la realizzazione dello -stato
ebraico- : altri 2300 arabi non sono d'aiuto per i calcoli della
demografia prestata alla politica".
Insomma,ci dice Tramballi,se Israele "occupa" è cattivo ma lo è anche se
si ritira.....certo se si levasse definitvamente di torno sarebbe
meglio,par di capire,tanto un altro luogo inquieto nel mondo nel quale
mandare l'inviato Tramballi ci sarà sempre.
Non male per un giornalista che,come la demografia secondo lui,appare
prestato (anzi,donato) alla politica....
Cordiali saluti,
Gadi Polacco
Livorno

venerdì 12 novembre 2010

L'EBRAISMO LIVORNESE RICORDA, NEL VENTESIMO ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA, IL PARNAS GAD GUIDO NOVELLI (z.l.)*

COMUNITANDO
www.livornoebraica.org
(Blog indipendente di cose ebraiche livornesi e non solo, a cura di Gadi Polacco)


NEL VENTESIMO ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA DEL
PARNAS GAD GUIDO NOVELLI (z.l.)*
DOMENICA 14.11.2010, ALLE ORE 19.30, LIMUD COMMEMORATIVO AL TEMPIO DI LIVORNO

Ricorre l' 8 del mese di Kislev dell'anno 5771 (dalla sera del 14.11.2010 sino a quella seguente,essendo il calendario ebraico lunare) il ventesimo anniversario di Gad Guido Novelli (zl.l.)* : un Limud (studio commemorativo) si terrà al Tempio di Livorno domenica 14 c.m.,alle ore 19.30 .

Nella storia recente della Comunità ebraica livornese egli riveste un ruolo primario : Parnas del Tempio (colui che sovrintende alle cerimonie ed al funzionamento del luogo di culto), ebbe numerosi incarichi sia quale consigliere della Comunità sia come presidente del Gruppo Sionistico livornese nonchè quale membro dell'associazione Bene' Berith.

L'intitolazione a lui del locale Gruppo Sionistico è in fase di realizzazione.

In realtà,indipendentemente dalle cariche nel tempo ricoperte, non mancò mai di dare aiuto a qualsiasi iniziativa inerente al mondo ebraico ed in difesa delle ragioni dello Stato d'Israele : incessante è stato anche il suo prodigarsi per cercare di aiutare il prossimo.

Guido Novelli è stato però anche assai attivo a livello cittadino,in varie realtà associative sempre con entusiastico apporto , e quale grande appassionato di musica ed in particolare del "bel canto" lunga è stata la sua presenza quale corista nella Corale Mascagni : inutile dire che questa sua passione lo portò a curare molto anche la conservazione del grande ed esclusivo patrimonio musicale liturgico della Comunità.

Ho avuto il piacere e l'onore di collaborare strettamente con lui  e posso quindi testimoniare pienamente del suo porsi quale genuino e disinteressato attivista di ogni attività alla quale prese parte non di rado devo ricordarlo, anteponendole anche ai pur legittimi interessi personali e di lavoro.

Il ricordo più lontano che ho di Guido Novelli,per certi versi quello al quale sono anche più attaccato, risale all'infanzia quando il venerdi prima della preghiera per l'entrata del Sabato, mio padre Rav Bruno Polacco (z.l.)* aveva appuntamento con lui , al suo negozio di via Buontalenti, per andare insieme a salutare ed augurare un buon Sabato ai correligionari del mercato, esempio di apertura e relazione verso il prossimo che dovrebbe essere assai praticato ed esteso anche ai nostri tempi (la Comunità in cammino verso gli iscritti,per poter poi "pretendere" che avvenga anche viceversa).

Genuinità ed umanità sono state le caratterische che hanno contraddistinto, a mio modesto parere, l'operato di Guido Novelli al quale ben si addice lo spirito che Rabbi Tarfon ci ha trasmesso (Avot 2,21) :
«Non sta a te finire l'opera, ma non sei neppure libero di sottrartene»,

Sia il Suo ricordo per benedizione*


Gadi Polacco



Nella foto (Livorno,anni Sessanta ) : Gad Guido Novelli (a destra),Rav Bruno Polacco (al centro),Renzo Cabib (a sinistra,storico Presidente della Comunità)








giovedì 11 novembre 2010

Lettera a Il Tirreno sulla seconda "interpellanza" alla Comunita' Ebraica di Livorno della lettrice Moretti

www.livornoebraica.org
Egregio Direttore,
la lettrice M.E. Moretti,da Il Tirreno del giorno 11.11.10,ripropone la sua impropria "interpellanza" nei confronti della Comunita' Ebraica di Livorno,in riferimento al caso-bufala del minorenne palestinese che Israele avrebbe arrestato .
La bufala ha avuto un certo successo in Italia ma si e' poi sgonfiata da sola,in quanto insostenibile (all'estero pare che ci sia cascato solo chi ha voluto cascarci).
La lettrice Moretti ha tutto il diritto di voler credere alla cosa,ovviamente,ma ho l'impressione che in realta' il fine di certi interventi sia quello di riproporre una visione negativa d'Israele "a prescindere",con buona pace degli invocati bambini palestinesi stessi che sono solo il mezzo,la scusa per sparare sul vero obbiettivo.
Diversamente la signora Moretti dovrebbe chiedersi come mai i bambini palestinesi vengano cinicamente usati per azioni di "prima linea',come spesso accaduto,alle quali potrebbero partecipare gli adulti.
E invece si rammarica del fatto che gran parte degli ebrei,io tra questi ed insieme a tanti amici anche non ebrei,solidarizzi con le ragioni della democrazia israeliana che,come tutte le cose umane e bufale a parte,puo' anche sbagliare talvolta ma democrazia rimane...
Cordiali saluti,
Gadi Polacco
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domenica 7 novembre 2010

DOMANI RICORRERANNO I DIECI ANNI DALLA SCOMPARSA DI ITALO CONTINI, STORICO CUSTODE DEL TEMPIO E DELLA COMUNITA' EBRAICA DI LIVORNO

Comunitando
www.livornoebraica.org
(Blog indipendente di cose ebraiche livornesi a cura di Gadi Polacco)

Già dieci anni sono trascorsi dalla scomparsa di Italo Contini, il mitico Italo custode per decenni del Tempio e della Comunità Ebraica di Livorno.
Italo è stato, per generazioni di ebrei livornesi,assai  più che il custode delle locali sedi ebraiche  : era tra coloro che parteciparono ai lavori di edificazione del nuovo Tempio (inaugurato nel 1962) e dell'annesso dell'attuale piazza Benamozegh (allora tutta via del Tempio) , divenendone poi il custode che conosceva ogni angolo.
Visse quindi gli anni della rinascita della Comunità e collaborò con tanti rabbini e dirigenti che si succedettero divenendo parte integrante ,nei momenti lieti come in quelli tristi, dell'ebraismo livornese del quale era peraltro un vero e proprio archivio umano.
Dotato di grande senso dell'ironia, lo ricordiamo in tanti insieme alla signora Elica (scomparsa pochi anni dopo di lui) : il "metodo Italo",a riprova di quanto il suo ricordo sia sempre presente, viene ancor oggi spesso menzionato anche dal suo successore che pur non lo ha conosciuto di persona.
Al figlio Giancarlo ed alla famiglia tutta un caro saluto nel ricordo di Italo ed Elica.
Gadi Polacco



giovedì 4 novembre 2010

Domenica 7 novembre gli iscritti alle Comunità Ebraiche Italiane sono chiamati al voto per eleggere i delegati al Congresso nazionale di dicembre

COMUNITANDO
www.livornoebraica.org
Blog di cose ebraiche a cura di Gadi Polacco

Domenica 7 novembre 2010 gli iscritti alle Comunità Ebraiche Italiane sono chiamati alle urne per eleggere i delegati che, a dicembre a Roma, daranno vita al Congresso nazionale che rinnoverà le cariche dirigenziali dell'ebraismo italiano ed approverà le mozioni che impegneranno l'attività del nuovo Consiglio nazionale.

Gadi Polacco, consigliere nazionale dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, nell'invitare gli iscritti a recarsi numerosi alle urne sottolinea l'importanza del congresso 2010 nel quale verrà anche esaminata la possibilità di rimettere mano allo statuto vigente.

"Mi auguro", ha sottolineato Polacco, "che l'assise romana di dicembre incida fortemente su tematiche vitali per l'ebraismo italiano quali il rafforzamento delle attività culturali e di culto, di quelle giovanili,circa la conferma della vicinanza alle ragioni dello Stato d'Israele (unica democrazia del Medio Oriente),  la Laicità dello Stato ,caratteristica questa  indispensabile per rafforzare, nel reciproco,.paritario ed autonomo rispetto tra tutti, la crescita di una società aperta indispensabile per la convivenza sociale".

"Il 150° anniversario del'Unità Nazionale", ha proseguito il Consigliere Nazionale,"dovrà altresì essere al centro dei nostri lavori anche nel ricordo del forte contributo dato dagli ebrei italiani,finalmente cittadini a pieno titolo, al Risorgimento nazionale"

Forte la presenza di candidati toscani nelle liste dei candidati per l'elezione a delegati, da Livorno si candida Daniele Bedarida, medico con specializzazione in odontoiatria, da sempre attivo nell'ambito della Comunità,studioso di cose ebraiche e grande esperto di musica sinagogale livornese,con all'attivo diverse registrazioni.

(m.r.)

mercoledì 3 novembre 2010

"Giovinezza" e "Bella ciao" a S.Remo

Pare che Gianni Morandi, alla ricerca  forse di qualcosa che faccia parlare sin da ora del festival di S.Remo,per il 150° dell'Unità d'Italia voglia far cantare,tra l'altro,ai partecipanti alla kermesse sanremese "Bella ciao" e "Giovinezza", speriamo quest'ultima nella prima versione goliardica torinese,non toscana come qualcuno ha scritto,dovuta a Nino Oxilia nel 1908  (sulle note di Giuseppe Blanc) ed all'inizio denominata "Il commiato".
Se "Bella ciao" ha origini popolari ottocentesche e secondo alcuni anche klezmer,indubbia è la sua notorietà derivante dall'essere divenuta noto inno partigiano,mentre "Giovinezza" è purtroppo ormai entrata nell'immaginario degli italiani quale inno fascista,secondo l'infausta sua ultima versione.
Posto che il Risorgimento dal quale scaturì l'Italia unita è denso di propria musica, cosa ci combinano le due suddette canzoni?!
Temo che un minestrone indefinito,nel quale sciogliere il vero significato del Risorgimento che oggi pare disturbare alcuni, venga cucinato anche per il festival e,tutto sommato,non sarà questo certamente il peggior attentato all'Unità d'Italia.

Gadi Polacco

Bernabei : risposte incaute 2

Confesso una certa ammirazione per le capacità acrobatiche di Ettore
Bernabei nonchè per la sua attitudine a sistemarsi comodamente le cose :
la fiction su PIO XII ?
No problem, "alcuni esponenti della cultura ebraica" l'avevano
praticamente promossa, dichiara il nostro a "Il Corriere della Sera",
palesando evidentemente un'anteprima.
Francamente non mi sento appagato per il presunto placet di presunti
"esponenti della cultura ebraica", categoria alla quale non appartengo
non essendo orgogliosamente un'intellettuale "ebraico" o meno:abituato a
pensare autonomamente ,quando è il caso anche sbagliando, non posso non
rilevare come questa sortita ricordi assai da vicino la nonna o l'amico
ebreo, da portare a proprio discarico, che secondo l'ormai tradizionale
adagio non si nega a nessuno.
Gadi Polacco

martedì 2 novembre 2010

UN COMMENTO DEL RABBINO PROF. LARAS A SEGUITO DELLA FICTION SU PIO XII

Che le polemiche attorno alla controversa figura di Pio XII e al suo operato durante il periodo nazi-fascista non si siano mai sopite appare di tutta evidenza ancora in questi giorni, contestualmente alla proiezione televisiva della fiction dedicata a quel pontefice.

La beatificazione di un papa, come di qualunque altra persona, è affare interno della Chiesa Cattolica; tuttavia, un giudizio storico e morale sui personaggi in corso di beatificazione può certamente essere espresso da chiunque.

E' fuor di dubbio che allora mancò da parte di Pio XII una condanna aperta, ferma e netta, dei crimini perpretrati dai nazisti contro gli ebrei, e non solo. E così mancò la voce del papa anche durante la deportazione degli ebrei dal ghetto di Roma il 16 ottobre, operata in pieno giorno e di fronte a tutti.

Alcuni, da parte cattolica, giustificano tali silenzi con la preoccupazione del pontefice di evitare un acuirsi delle persecuzioni, non solo verso gli ebrei ma verso anche talune comunità cristiane.

Con tutto il rispetto e considerati i tempi drammatici e terribili di cui stiamo parlando, Pio XII più che da uomo di religione sembra essersi comportatato da uomo politico, avendo fatto prevalere considerazioni di ordine strategico-diplomatico anzichè religioso, rispettabilissime, ma certo non all'altezza delle attese del momento e del ruolo di autorità morale e spirituale universale ricoperto dal pontefice romano.

Circa la fiction di cui molto si sta parlando in questi giorni, pur inevitabilmente rilevando l'evidente grande sforzo mediatico di certa parte del mondo cattolico di enfatizzare l'opera di salvezza attivata all'epoca dal papa e dalla Chiesa a favore di alcuni ebrei in quel frangente terribile, essa resta pur sempre solo una fiction, al cui riguardo ritengo ozioso troppo disquisire.

Accanto, però, ai molti esempi fulgidi di dedizione, altruismo e coraggiosa generosità, non possiamo nascondere l'esistenza di tante storie di segno radicalmente opposto, come, ad esempio, tentativi di conversione al cristianesimo, a volte effettivamente realizzatisi, operati nei confronti di alcuni ebrei perseguitati che avevano trovato asilo in talune istituzioni cattoliche.

La figura di Pio XII è destinata, pertanto, a rimanere un elemento frenante lungo il percorso del dialogo ebraico-cristiano.


Rav Prof. Giuseppe Laras

Due bizzarri passaggi della dichiarazione di Bernabei a Moked.it, sempre per parlare della fiction apologetica su Pio XII

Nell'intervista a Rosella Tercatin, propostaci da Moked.it in seguito all'anteprima dell'apologetica miniserie su Pio XII, Ettore Bernabei esprime due bizzarri passaggi che, se non ci fosse in sottofondo la tragedia di quegli anni, si potrebbero anche classifcare come esilaranti.

"Gli sceneggiatori hanno voluto evitare le posizioni ufficiali riguardo alla figura del pontefice. Non si sono schierati né da una parte né dall’altra......" ed infatti è proprio dal sito della Lux Vide, la società di Bernabei e soci,che apprendiamo come " Lux Vide ha lavorato sui documenti per la causa di beatificazione di Pio XII ..." che, con tutto il rispetto, non sono certo di fonte autonoma ed indipendente.

In qualche modo ammirevole è anche,nel tentativo di minimizzare i dubbi circa ciò che Pio XII avrebbe forse potuto fare,la seguente affermazione : "In fondo il papa è il vescovo di Roma, e quindi Pio XII si è fatto carico di salvare più vite possibili nella sua diocesi...."

Insomma, il Papa ridotto alla potenzialità di un curato locale, non proprio Don Camillo Monsignore ma quasi , concetto che, per fare un paragone più recente, avrebbe potuto pertanto giustificare un disinteresse di Wojtyla per la sua Polonia in quanto "solo" e lontano Vescovo di Roma!

Un tipico esempio di come non sempre sia possibile dare un colpo al cerchio ed uno alla botte....

Gadi Polacco








Sotto il cielo di Roma...e Pio XII

Sotto il cielo di Roma.....niente di nuovo, anzi la solita musica , ovvero :  "tanto tuonò che piovve" !

lunedì 1 novembre 2010

Niente di nuovo sotto il cielo di Roma....Corrado Augias già lo scriveva su Repubblica il 15.10.10

Ho visto in anteprima lo sceneggiato su Pio XII, papa Pacelli, che sarà mandato in onda prossimamente. Opera di buona confezione per gli aspetti esteriori anche se l´ambizione di rappresentare il bombardamento di Roma o la razzia nel ghetto pone considerevoli problemi produttivi, risolti come si può. Il punto di vista sull´operato del pontefice è invece netto: il papa viene raffigurato come un personaggio eroico. Se non fece di più, se spesso sopportò, tollerò, tacque, fu solo per evitare rovine e sofferenze ancora peggiori di quelle che sotto i suoi occhi venivano perpetrate.
Il film apre sul bombardamento di Roma del 19 luglio 1943 che fece crollare, una settimana dopo, il regime fascista. Pio XII entra subito in azione. Il re e il Duce (che il 19 non era a Roma) si recarono sul posto in ritardo e, quando riconosciuti, vennero fatti segno a gesti e frasi ostili. Pio XII scese tra la folla benedicendo e, come dice l´agiografia, «la sua bianca veste si macchiò di sangue», dettaglio fedelmente riportato. Segue l´armistizio dell´8 settembre, segue soprattutto (e qui si entra nel vivo della controversa vicenda) la richiesta dei nazisti alla comunità ebraica di consegnare 50 chili d´oro. La ricostruzione sorvola sui dettagli e ne aggiunge d´inediti: il papa in persona che riceve un esponente della comunità offrendo aiuto. Tale incontro non ci fu. La raccolta cominciò il mattino del 27 settembre con un andamento così blando che si pensò di chiedere l´aiuto vaticano. Alle 16 giunse la risposta: il Vaticano si disse disposto a un prestito a lungo termine senza interessi. Non ce ne fu bisogno, alla fine i 50 chili vennero messi insieme, anche con una piccola eccedenza.
Uno dei punti centrali del filmato, oltre che della dolorosa storia di Roma è la razzia nel ghetto di sabato 16 ottobre 1943. Degli oltre duemila cittadini prelevati, da Auschwitz tornarono in dodici. Qui il filmato svela pienamente le sue intenzioni. I favorevoli all´azione pontificia sostengono che la passività vaticana davanti a quel crimine fu suggerita soprattutto dal timore di suscitare, reagendo, crudeltà ancora peggiori. Coloro che criticano la sostanziale inerzia vaticana sostengono invece che sarebbe bastato un gesto esemplare, anche silente, per assestare a Hitler un colpo fortissimo. Se per esempio il papa, come aveva fatto per san Lorenzo, si fosse recato al ghetto inginocchiandosi a pregare nel luogo (oggi segnato da una targa) dove gli sventurati erano stati ammassati sui camion.
Pochi giorni dopo, 25 ottobre, L´Osservatore romano pubblicava un articolo assai elogiativo per il papa: «Con l´accrescersi di tanti mali - vi si leggeva - è divenuta quasi più operosa la carità universalmente paterna del Sommo Pontefice, la quale non si arresta davanti ad alcun conflitto né di nazionalità, né di religione, né di stirpe». Gli esperti diplomatici potevano cogliere nel termine «stirpe» un riferimento alla questione ebraica come ben vide l´ambasciatore tedesco von Weizsäcker che inviò l´articolo a Berlino con questo commento: «Il papa, benché fatto oggetto di pressioni da ogni parte non ha permesso che lo si spingesse a una censura dimostrativa della deportazione degli ebrei di Roma… solo assai pochi intenderanno il testo come un´allusione sia pur indefinita alla questione degli ebrei». E più avanti: «Si può dire che questa faccenda tanto spiacevole per quanto riguarda le relazioni tedesco-vaticane, è stata liquidata».
Il film procede alternando scene collettive, una piccola vicenda amorosa, colloqui tra il papa e i suoi consiglieri o esponenti germanici. Una sua buona parte è occupata dal progetto nazista di rapire Pio XII con il pretesto di volerlo proteggere. Di fronte al pericolo, sollecitato da più parti a mettersi in salvo, vediamo il papa resistere ribadendo, con ascetica fermezza, che Roma è la sua diocesi, i romani il suo gregge e che dunque lì resterà, costi quel che costi, anche la vita.
Nel film questo progetto del rapimento è rappresentato come un´assoluta certezza. Nella realtà, gli storici sono divisi sul livello di preparazione di un piano del genere; alcuni mettono addirittura in dubbio, in mancanza di documenti risolutivi, che un tale progetto sia mai arrivato ad una fase pre-esecutiva.
Dove invece il film raffigura un´indiscutibile verità è nella generosa accoglienza che, durante l´occupazione, venne offerta da conventi, canoniche e case di religione, per ospitare ebrei, comunisti, perseguitati. Se posso inserire un breve inciso, anche due miei parenti godettero di questa protezione. Circostanza che, secondo alcuni storici, fa ancor più risaltare, per contrasto, la sostanziale passività «ufficiale» delle gerarchie.
Il periodo prescelto dallo sceneggiato si apre con il bombardamento e si chiude il 4 giugno 1944 con l´arrivo degli americani, copre insomma il periodo dell´occupazione di Roma. Mancano per conseguenza le premesse all´atteggiamento del papa che molto avrebbero aiutato a capire il suo prudente atteggiamento. Per esempio il fatto che poco prima di morire papa Ratti, suo predecessore, aveva preparato un forte discorso di rottura col nazismo. Morì e non poté pronunciarlo. Una lettera emersa di recente dall´archivio Vaticano rivela che a distruggerla fu proprio il futuro Pio XII.
D´altra parte non è da sceneggiati come questo che si può pretendere una sia pur approssimativa verità storica. Lo scopo è diverso: tratteggiare al meglio una figura preparandola alla santità.
(da "Repubblica", 15.10.10, di Corrado Augias

sabato 30 ottobre 2010

Anche il mondo ebraico livornese piange la scomparsa di Paolo Castignoli

Con la scomparsa di Paolo Castignoli anche il mondo enraico livornedr piange uno stimato amico.
Molteplici sono state le occasioni di collaborazione e sempre preziosi si sono rivelati i suoi consigli.
Dotato di elevatissima cultura,ha dedicato anche all'ebraismo livornese la propria attenzione e momenti di studio.
Unitamente alla sua opera,rimarra' indelebile il ricordo della sua naturale eleganza e della sua signorilita' .
Sia il suo ricordo per benedizione.

COMUNITANDO
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venerdì 29 ottobre 2010

ALLA PRESENZA DEL RABBINO PROF. GIUSEPPE LARAS, PRESIDENTE EMERITO DELL'ASSEMBLEA RABBINICA ITALIANA,DOMENICA MICOL E MARCO SI UNIRANNO IN MATRIMONIO. GLI AUGURI DI "COMUNITANDO"

COMUNITANDO
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(a cura di Gadi Polacco)
Sarà presente anche il Rabbino Prof. Giuseppe Laras, Presidente Emerito dell'Assemblea Rabbinica Italiana,allla cerimonia  che domenica 31 ottobre  (23 del mese ebraico di Cheshvan dell'anno 5771) unirà in matrimonio Micol Novelli e Marco Pavoncello.


Micol è figlia del Consigliere della Comunità Ebraica di Livorno , David Novelli, e di Loretta Modigliani : padre di David è l'indimenticato Guido Novelli (z.l.)*, più volte Consigliere della Comunità e della Federazione Sionistica Italiana, nonchè "Parnas" ( figura responsabile dell'andamento delle cerimonie religiose) del Tempio di Livorno e che molto collaborò con i Rabbini che si sono succeduti a Livorno, compreso quindi il Rabbino Laras che ha retto la cattedra livornese, prima di essere chiamato alla responsabilità di quella milanese, per oltre dieci anni (succedendo al Rabbino Bruno Polacco.z.l., e precedendo il Rabbino Isidoro Kahn, z.l. )
*

Marco proviene invece da Roma, la principale e più antica comunità ebraica italiana, ed ha già dimostrato di saper apprezzare la "nuova sede" livornese naturalmente ricambiato: insieme ai tanti amici e parenti livornesi della sposa  numeroso si prevede che sia anche il seguito romano dello sposo.

Altri Rabbini sono previsti per la cerimonia che sarà condotta dal  Rabbino Didi, materiale autore anche del documento nuziale che firmeranno gli sposi e che è stato decorato ad arte dalla Prof.sa Liliana Kahn, e dal Ministro di Culto Leone Chaim che curerà in particolare la parte civile.

Agli sposi ed ai parenti ed amici tutti gli auguri di "Comunitando" !

(Foto : gli sposi come appaiono in Facebook)

* La sigla "z.l." significa,dall'ebraico, "il suo ricordo per benedizione"

lunedì 25 ottobre 2010

Dopo le parole dell'Arcivescovo Bustros,presidente della commissione per il messaggio finale del Sindodo dei Vescovi sul Medio Oriente,appena chiusosi in Vaticano

”…Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico, lascia che la verita’ risuoni alta dalle montagne, lascia che echeggi attraverso le valli della verde terra di Dio: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, questa e’ la verita’ di Dio… Tutti gli uomini di buona volonta’ esulteranno nel compimento della promessa di Dio, che il suo Popolo sarebbe ritornato nella gioia per ricostruire la terra di cui era stato depredato. Questo e’ il sionismo, niente di piu’, niente di meno… E che cos’e’ l’antisionismo? E’ negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. E’ una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, e’ antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.

MARTIN LUTHER KING, ‘Letter to an Anti-Zionist Friend’, Saturday Review, XLVII (agosto 1967)

Lettera assai nota, assai datata, assai attuale anche oggi...

domenica 24 ottobre 2010

Sinodo sul M.O.

Da laico, nella sua genuina accezione politica, non provo meraviglia nel
leggere le risultanze del "Synodus Episcoporum" sul Medio Oriente
chiusosi in Vaticano,con la partecipazione del Papa, e nemmeno mi sento
di contestarle in termini di coerenza e/o legittimità..
Apprezzando la chiarezza di intenti che emerge da quei lavori ,cosa
sempre lodevole nell'ambito della dialettica politica, rilevo infatti il
legittimo intendimento della Chiesa a percorrere il percorso
scelto,peraltro direi quello sempre seguito,evidentemente ritenuto il
più consono ai propri scopi.
Il problema si pone quindi a chi si fosse nel caso illuso circa una
"conversione" vaticana verso il mondo ebraico e lo Stato d'Israele che
vada oltre ai risultati ormai da tempo archiviati.
Confermata la propria posizione di chiusura verso Israele,la Chiesa è
andata oltre,senza giri di parole,nel riaffermare la propria "missione".
Come si può leggere sul sito del Vaticano che cita l'intervento del
Papa, "durante i lavori dell'Assemblea è stata spesso sottolineata la
necessità di riproporre il Vangelo alle persone che lo conoscono poco, o
che addirittura si sono allontanate dalla Chiesa. Spesso è stato evocato
l'urgente bisogno di una nuova evangelizzazione anche per il Medio
Oriente. Si tratta di un tema assai diffuso, soprattutto nei Paesi di
antica cristianizzazione. Anche la recente creazione del Pontificio
Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione risponde a
questa profonda esigenza. Per questo, dopo aver consultato l'episcopato
del mondo intero e dopo aver sentito il Consiglio Ordinario della
Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, ho deciso di dedicare la
prossima Assemblea Generale Ordinaria, nel 2012, al seguente tema: "Nova
evangelizatio ad christianam fidem tradendam - La nuova evangelizzazione
per la trasmissione della fede cristiana", in termini terra terra il
progetto di conversione.
A rendere ancora più chiaro il quadro,anche sul piano teologico, ha poi
contribuito mons. Cyrille Salim Bustros, arcivescovo greco-melchita e
presidente della commissione che ha steso il messaggio finale: "Per noi
cristiani non si può più parlare di terra promessa al popolo
giudeo....la terra promessa è tutta la terra. Non vi è più un popolo
scelto" ,riferisce l'ANSA, aggiungendo che secondo il prelato " il Nuovo
Testamento ha superato il Vecchio".
Pertanto "non ci si può basare sul tema della Terra promessa per
giustificare il ritorno degli ebrei in Israele e l'esilio dei
palestinesi" ha chiosato Bustros parlando accanto al portavoce vaticano,
Federico Lombardi, ed al relatore generale del Sinodo, il neo-cardinale
Antonios Naguib patriarca dei copti
E allora,seguendo anche l'analisi di Ugo Volli già svolta da queste
colonne,prendiamo atto di queste riconfermate chiare posizioni, in
verità tali anche prima,e definiamo se oltre al rispetto reciproco vi
siano dei comuni ambiti utili di collaborazione.
Diciamo un dialogo con la "d" pragmaticamente minuscola e senza tante
aspettative,insomma tipo quei positivi messaggi che le squadre schierate
in campo lanciano insieme,per fare poi ciascuna la propria
partita,possibilmente senza falli cattivi...
Gadi Polacco

lunedì 18 ottobre 2010

Legge e negazionismo. L'esempio tedesco (da www.moked.it)

Narrava un illustre avvocato che nel corso di un esame universitario venne chiesto all’esaminando come mai in Italia non vi fosse una legge che riguardasse i canguri. Sorpreso lo studente rispose ricordando come da noi non vivano questi simpatici mammiferi, ma l’esaminatore integrò la sua risposta aggiungendo che proprio in conseguenza di ciò non c’era bisogno di una simile normativa. Una chiara legge sul negazionismo e l’uso di termini e simboli che si richiamino al nazismo esiste da lungo in Germania in quanto, riprendendo l’esempio dei canguri, in quel paese nacque, crebbe e drammaticamente operò espandendosi il nazismo. Non mi pare che la Germania di oggi, paese leader in Europa, sia una nazione che neghi il diritto d’opinione o che contribuisca a creare eroi o martiri: peraltro queste categorie di personaggi, molto opinabili in quanto legate fortemente ad opinioni di parte e quindi relative, nascono indipendentemente dalla presenza o meno di leggi (basti pensare al successo che riscuotono talvolta, ricevendo lettere in carcere e vedendosi manifestare ammirazione dalle pagine dei social network, individui rei di gravissimi reati come l’omicidio). L’importanza di una legge, in Italia, sulla falsariga di quella tedesca risiede pertanto, a mio parere, nel cercare di arginare attività che siano propedeutiche, se non già esse stesse lo pratichino, all’odio razziale e alla discriminazione, con conseguente danno (anche in termini morali) verso la vittima. Secondo il diritto costituzionale tedesco, inoltre, la negazione della Shoah è un “falso” che non gode conseguentemente della protezione della libertà accademica, tanto per richiamare il caso Moffa dal quale è scaturito il dibattito al quale assistiamo in questi giorni. E’ altresì indubbiamente vero che le posizioni al riguardo di simili leggi siano assai variegate in Europa ma, tornando ai canguri, in Germania come in Italia (con tanto di sceneggiata parlamentare e rispetto pedante dell’iter burocratico che una dittatura poteva tranquillamente risparmiarsi) certe teorie sono state tradotte terribilmente in pratica peraltro senza imposizioni esterne. Ma occorre anche ricordare che una decisione quadro dell’Unione Europea del 2007 invita a punire «la pubblica approvazione, negazione o il grave svilimento di genocidi, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, quando il crimine è indirizzato contro un gruppo di persone a causa della loro razza, colore della pelle, religione, discendenza o provenienza nazionale o etnica»: riserve a parte sul termine “razza” il concetto appare chiaro. Quale che sia la strada che si vorrà forse scegliere, però, pesa sul dibattito italiano l’aver rimosso per svariati decenni quello che accadde in Italia in quegli anni bui e mi domando se ancora oggi, come avveniva ai miei tempi, l’insegnamento della storia nelle nostre scuole termini misteriosamente con la Prima guerra mondiale. Se poi ci aggiungiamo l’italica propensione al “tengo famiglia” che, per fare un piccolo esempio, mette tutti d’accordo trasversalmente, politicamente parlando, circa le attività che si svolgono in quella sorta di capitale del nostalgismo che è Predappio in nome della vendita di souvenir e di lavoro per trattorie ed hotel (con tutto il rispetto per il lavoro di ciascuno), ecco che un simile dibattito potrebbe avere da noi vita dura, con buona pace delle questioni di principio.

Gadi Polacco
Consigliere dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

sabato 16 ottobre 2010

Lo strano caso del l bambino palestinese arrestato...

Egregio Direttore de "Il Tirreno",
da queste colonne la lettrice Maria Elena Moretti (16.10.10)
"interpella" bizzarramente la Comunità Ebraica livornese per sapere come
la pensi e cosa intenda fare in riferimento,come spiega,all'arresto di
un bambino palestinese di otto anni "strappato dalle braccia della
madre...e per di più con una gamba fratturata".
Mufid Mansur ,sottolinea la lettrice,è "colpevole di aver tirato sassi
alla macchina di David Beeri...che proprio sotto gli occhi di una
telecamera,lo ha travolto" e "non è stato invece arrestato".
Circa l' "interpellanza" non credo proprio che la Comunità Ebraica debba
dare riscontro alla signora che,delle due l'una, o ha le idee assai
confuse circa cosa sia una comunità religiosa e quali siano i suoi
"poteri" ,oppure ripropone un ormai vecchio e sgangherato tentativo di
"colpevolizzare" il mondo ebraico per costringerlo a "scusarsi"
strumentalizzando le vicende mediorientali e camminando lungo un
sentiero,spero inconsciamente in questo caso,di pregiudizio.
Interessante,seppur nella sua negatività,è invece il fatto che per
l'ennesima volta una notizia pesantemente manipolata alla fonte,per fini
propagandistici, sia stata assorbita senza curarsi di operare le seppur
minime verifiche : la stampa italiana ,duole rilevarlo,anche in questo
caso pare essere pesantemente caduta nel tranello,salvo casi di
volontaria complicità.
Scrive nel suo blog ("Distanti saluti") un operatore italiano che si
trova "in Palestina a provare a dare una mano al futuro" (non
certo,quindi,un sionista scatenato): "dico spesso che il tifo da squadra
nelle questioni del Medio Oriente è quasi più deprimente dello stesso
Medio Oriente. Mi dimentico di dire che la copertura mediatica del Medio
Oriente è perfino peggio".
Questa acuta riflessione la pone nella pagina del suo diario nella quale
commenta la notizia alla quale la signora Moretti si riferisce : seguono
i particolari al riguardo che svelano l'enorme manipolazione avvenuta,le
falsità circa l'arresto/fermo ,la presunta assenza dei genitori ,la
presunta mancanza di soccorso e svela anche particolari
interessanti,rilevabili ovviamente monitorando le fonti,circa la
confusione abilmente fatta sui nomi e le età dei coinvolti.
David Beeri peraltro è stato fermato,interrogato e l'inchiesta su di lui
prosegue.
La signora Moretti,però,dovrebbe anche approfondire il fatto al quale
accenna e,con un rapido giro su internet,troverà anche la versione
completa del filmato dell'accaduto ,in realtà un agguato vero e proprio
palestinese,con l'ormai tradizionale e cinico uso di minorenni,al quale
non certo a caso hanno assistito (salvo non si pensi che passassero
tutti per caso in quel luogo nel giusto momento...) telecamere e fotografi.
Ora,riprendendo l'osservazione del citato blogger , sono anch'io un
"tifoso" nelle questioni mediorientali,seppur mi sforzi di essere
obbiettivo e a differenza di una certa "tifoseria" diversa non abbia
l'obbiettivo di negare il diritto all'esistenza alla controparte: sono
però lieto di "tifare" per Israele, l'unica vera e propria democrazia
dell'area, Stato che certamente può sbagliare come tutti gli altri ma
che ha,come spesso ha dimostrato,gli antidoti propri di una democrazia
compiuta per correggere i propri eventuali errori e punire chi ne sia
nel caso colpevole.
Il tutto senza utilizzare squallidamente e vigliaccamente dei bambini
esponendoli in prima linea e che, nel caso dei palestinesi, meritano
indubbiamente dei capi migliori.
Cordiali saluti e grazie per l'ospitalità,
Gadi Polacco

domenica 3 ottobre 2010

IL PRESIDENTE DELL'UNIONE DELLE COMUNITA' EBRAICHE ITALIANE COMMENTA LE DISGUSTOSE DICHIARAZIONI DI CIARRAPICO ED ANCHE L'ASSENZA DI SIGNIFICATIVE REAZIONI

Con grande delicatezza il Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ha atteso la fine del periodo festivo ebraico e del Sabato per commentare le disgustose dichiarazioni di Ciarrapico (senza dimenticarsi di rilevare anche alcune reazioni compiacenti).
Un tale personaggio non valeva certo l'infrangere un'antica regola.
Gadi Polacco

Gli ebrei italiani nel vedere ed ascoltare l’esternazione del senatore Ciarrapico hanno provato rabbia e sconforto.

Ciarrapico non ha sorpreso perché tutti sanno che egli si è limitato, in un momento di sincerità, a dire ciò che ha sempre pensato degli ebrei, coerentemente con la sua formazione e la sua mentalità.

Lo sconforto è nato da ciò che si è potuto cogliere intorno a lui: sorrisi, consenso, evidente soddisfazione di altri senatori che si compiacevano del fatto che qualcuno trovasse il coraggio di sfidare la correttezza politica e di ingiuriare nuovamente gli ebrei.

Nessuno dei presenti ha avuto la sensibilità, l’intelligenza e la prontezza per reagire, come sarebbe stato necessario, per tutelare soprattutto la dignità e l’onorabilità del Senato.

Così, all'incomprensibile silenzio del Presidente dell’Aula, si è aggiunta la replica del Presidente del Consiglio che non ha colto la gravità delle affermazioni di Ciarrapico e ha risposto in maniera assolutoria alle offese agli ebrei rinnovando la sua amicizia allo Stato di Israele, cioè confondendo due diverse entità.

E’ sconfortante dover verificare l’alto prezzo che le istituzioni stanno pagando per il grave errore commesso da chi ha proposto e sostenuto l’elezione di una persona che si è sempre rivelata pronta a calpestare i valori fondamentali dello stato democratico.

Siamo in attesa di vedere se il Presidente del Senato e il Presidente del Consiglio adotteranno provvedimenti diretti a sanzionare quella grave offesa che è stata rivolta non solo agli ebrei ma alle Istituzioni nazionali, soprattutto per evitare che simili episodi si possano ripetere.
Renzo Gattegna
Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane


sabato 2 ottobre 2010

Meravigliarsi di Ciarrapico...questo desta meraviglia!

Meravigliarsi di Ciarrapico...questo desta meraviglia! Date un'occhiata al suo catalogo da editore,qualora non vi bastasse la biografia.Ma mentre la squallida sortita del camerata Ciarrapico è coerente al personaggio,direi che occorre meditare  invece sulla  definizione di Berlusconi :" frase sfuggita di bocca"...quasi che non siano proprio  le parole sfuggite di bocca ad essere le più sincere! E che caduta di stile quel richiamarsi agli "amici ebrei" (non ritengo Berlusconi un antisemita ma questa,insieme alla popolare nonna ebrea,è proprio la tipica difesa del razzista)....al sentirsi israeliano....magari per raccontarci poi sopra qualche stantia barzelletta.La realtà è che Ciarrapico era ben noto per quello che è ma,lo dovreste ricordare,l'alta motivazione della sua candidatura fu che facevano comodo i suoi giornali....


Il passaggio di Ciarrapico...
"Chi ha tradito una volta tradisce sempre" - Sempre rivolto a Berlusconi, Ciarrapico chiede: "Ella, signor Presidente, pensava che fosse casuale quel rinnegamento? No, era necessario, perché era stato impartito un ordine: non farci raggiungere i fatidici 316 voti. Non erano quindi rinnegati casuali, erano rinnegati mandati, erano rinnegati che avevano un compito da svolgere, signor Presidente; 35 parlamentari che non sarebbero stati eletti se non li avesse fatti eleggere lei e torneranno nell'ombra, come nell'ombra tornerà quella terza carica dello Stato che ella molto generosamente gli aveva affidato. Fonderà un partito, speriamo che abbia già ordinato le kippah con le quali si presenteranno, perché di questo si tratta: chi ha tradito una volta tradisce sempre, l'onorevole Fini può darsi pure che svolga una missione, ma è una missione tutta sua personale, se la tenga. Quando andremo a votare, perché andremo a votare - conclude Ciarrapico - vedremo quanti voti prenderà il transfuga Fini".  (Redazione Tiscali)

mercoledì 22 settembre 2010

INIZIA L'ULTIMA FESTA EBRAICA DEL "CICLO AUTUNNALE". ARRIVA SUKKOTH, LA "FESTA DELLE CAPANNE"

COMUNITANDO
www.livornoebraica.org
(blog indipendente di cose ebraiche livornesi e non solo,con un occhio ad Israele)
La festa di Sukkoth inizia il 15 del mese di Tishrì, quest'anno quindi a partire dalla sera del 22 settembre 2010.
Sukkoth in ebraico significa "capanne" e sono appunto le capanne a caratterizzare questa festa gioiosa che ricorda la permanenza degli ebrei nel deserto dopo la liberazione dalla schiavitù dall’Egitto: quaranta anni in cui abitarono in dimore precarie, accompagnati però, secondo la tradizione, da "nubi di gloria".
Nella Torà (Levitico, 23, 41-43) infatti troviamo scritto: "E celebrerete questa ricorrenza come festa in onore del Signore per sette giorni all’anno; legge per tutti i tempi, per tutte le vostre generazioni: la festeggerete nel settimo mese. Nelle capanne risiederete per sette giorni; ogni cittadino in Israele risieda nelle capanne, affinché sappiano le vostre generazioni che in capanne ho fatto stare i figli di Israele quando li ho tratti dalla terra d’Egitto".
La festa delle capanne è una delle tre feste di pellegrinaggio prescritte nella Torà, feste durante le quali gli ebrei dovevano recarsi al Santuario a Gerusalemme, fino a quando esso non fu distrutto dalle armate di Tito nel II secolo e.v. Altri nomi della festa sono "Festa del raccolto" e anche "Festa della nostra gioia", poiché cade proprio in coincidenza con la fine del raccolto quando si svolgevano grandi manifestazioni di gioia. Questa festa è detta anche "festa dei tabernacoli" e il precetto che la caratterizza è proprio quello di abitare in capanne durante tutti i giorni della festa. Se a causa del clima o di altri motivi non si può dimorare nelle capanne, vi si devono almeno consumare i pasti principali. Altri nomi della festa sono "Festa del raccolto" e anche "Festa della nostra gioia", poiché cade proprio in coincidenza con la fine del raccolto quando si svolgevano grandi manifestazioni di gioia.
La capanna deve avere delle dimensioni particolari e deve avere come tetto del fogliame piuttosto rado, in modo che ci sia più ombra che luce, ma dal quale si possano comunque vedere le stelle. E’ uso adornare la sukkà, la capanna, con frutta, fiori, disegni e così via.
La sukkà non è valida se non è sotto il cielo: l’uomo deve avere la mente e lo spirito rivolti verso l’alto.
Un altro precetto fondamentale della festa è il lulàv: un fascio di vegetali composto da un ramo di palma, due di salice, tre di mirto e da un cedro che va agitato durante le preghiere. Forte è il significato simbolico del lulàv: la palma è senza profumo, ma il suo frutto è saporito; il salice non ha né sapore né profumo; il mirto ha profumo, ma non sapore ed infine il cedro ha sapore e profumo. Sono simbolicamente rappresentati tutti i tipi di uomo: tutti insieme sotto la sukkà. Secondo un’altra interpretazione simbolica la palma sarebbe la colonna vertebrale dell’uomo, il salice la bocca, il mirto l’occhio ed infine il cedro il cuore. L’uomo rende grazie a Dio con tutte le parti del suo essere.
L’uomo è disposto a mettersi al servizio di Dio anche nel momento in cui sente che massima è la potenza che ha raggiunto: ha appena raccolto i frutti del suo raccolto, ma confida nella provvidenza divina e abbandona, anche se solo per pochi giorni, la sua dimora abituale per abitare in una capanna. Capanna che è insieme simbolo di protezione, ma anche di pace fra gli uomini. "E poni su di noi una sukkà di pace" riecheggiano infatti i testi di numerose preghiere; ci sono dettagliate regole che stabiliscono l’altezza massima e minima che deve avere una sukkà, ma per quanto concerne la larghezza viene stabilita solo la dimensione minima: nei tempi messianici infatti la tradizione vuole che verrà costruita una enorme unica sukkà nella quale possa risiedere tutta l’umanità intera.
L’ultimo giorno della festa di Sukkoth si chiama Oshanà rabbà (grande invocazione di salvezza dal significato letterale: Deh, salvaci). Il periodo di pentimento si conclude definitivamente con questo giorno. Il perdono che ci verrà accordato viene invocato battendo i rami di salice durante una suggestiva cerimonia, cerimonia durante la quale si compie anche per sette volte un giro intorno alla Torà, con in mano il lulav. Secondo alcuni lo scuotimento dei rametti di salice rappresenta la pioggia, simbolo di prosperità. Il segnale è la fine del male, come premessa dell’era messianica. Alcuni conservano i rametti del salice per la cerimonia che si tiene subito prima di Pesach, la Pasqua ebraica, durante la quale si bruciano le rimanenze dei cibi lievitati.
Sheminì 'Azzeret (il significato di queste parole è "ottavo giorno di radunanza") è l’ultimo giorno in cui si usa andare nella capanna, tuttavia senza recitare le benedizioni. Nel passo della Bibbia in cui si parla di Sukkoth (Levitico 23) la durata della ricorrenza è fissata in sette giorni. Si parla poi di un "ottavo giorno di radunanza": Sheminì Azzaret. Quasi un prolungamento della festa.
In questo giorno durante il servizio di Mussaf
viene introdotta la formula "che fai soffiare il vento e scendere la pioggia". Tale formula verrà mantenuta nell’Amidà (preghiera che si recita a voce bassa) fino alla festa di Pesach, la Pasqua ebraica.
Il giorno successivo è Simchàth Torà, giorno particolarmente lieto, come indicato dal nome stesso: la "gioia della Torà". La lettura della Torà, da cui vengono pubblicamente letti e recitati dei brani ogni settimana durante tutto il corso dell’anno, in questo giorno trova insieme conclusione e principio del ciclo: viene infatti letto l’ultimo brano e si ricomincia con il primo brano. In questo modo la lettura della Torà mantiene la sua continuità nel tempo. Le persone che in questo giorno sono chiamate alla lettura, sono considerate come "sposi" della Torà e di Bereshith (la parola con cui inizia la Torà) e come sposi vengono festeggiati da parenti e amici. In alcune comunità gli "sposi" offrono confetti a parenti e amici.
Durante i sette giri che si compiono nella sinagoga, con i rotoli della Torà sulle braccia, spesso la gioia che si manifesta stride con l’austerità del luogo: le donne gettano caramelle verso la folla festante che spesso danza intorno alla Torà.

(Fonte sito UCEI)

E' SCOMPARSO PAOLO TOAFF (z.l.il suo ricordo sia per benedizione)

COMUNITANDO
www.livornoebraica.org
Blog indipendente di cose ebraiche livornesi e non solo,con un occhio ad Israele
(a cura di Gadi Polacco)

Alla vigilia della festività ebraica di Succot (la Festa delle Capanne) è mancato a Livorno ,dopo aver contrastato con grande spirito per mesi la malattia che lo aveva colto, Paolo Toaff.
Dopo una vita professionale nel settore bancario,in gran parte svoltasi a Milano,era da anni rientrato a Livorno dove ha dato il proprio contributo alla vita ebraica cittadina,peraltro seguendo le orme del padre Adolfo.
E' stato consigliere della Comunità Ebraica livornese ed era impegnanto assai anche con il Coro "Ernesto Ventura",la locale sezione del Keren Kayemet Leisrael (associazione che si occupa tra l'altro di piantare alberi in memoria dei Giusti ) e del Benè Berith "Isidoro Kahn",intitolato allo scomparso Rabbino.
Proprio il Benè Berith, attraverso il Presidente Piero Cassuto ,il consiglio e gli iscritti tutti ricorda commosso Paolo Toaff (tesoriere ed uno dei fondatori dell'associazione) e preannuncia un'iniziativa in suo onore e ricordo che verrà definita al termine della festività di Succot.
Conosciuto ed apprezzato anche al di fuori dell'ambiente ebraico cittadino,ha affrontato con coraggio,determinazione  e profonda dignità la malattia che lo aveva aggredito nei primi mesi dell'anno,ricevendo tributi di affetto che testimoniano la grande stima che egli si è meritato verso il prossimo.
Ad Iris che lo ha assistito incessantemente in questo periodo difficile,ai famigliari ed agli amici tutti,le più sincere condoglianze.
Sia il suo ricordo per benedizione

Gadi Polacco

lunedì 20 settembre 2010

IN RICORDO DEL SOLDATO ALESSANDRO ROMANI L'UNIONE DELLE COMUNITA' EBRAICHE ITALIANE PIANTERA' ALBERI SULLE COLLINE DI GERUSALEMME

L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ha deliberato di piantare alberi sulle colline di Gerusalemme, in ricordo dell'ufficiale italiano Alessandro Romani, caduto in Afghanistan venerdi scorso,durante l'attività che conduceva , insieme agli altri nostri soldati di stanza in quel paese, alla ricerca della pace e per la tutela dei diritti fondamentali in quella difficile area.

L'iniziativa è stata anticipata allo Stato Maggiore dell'Esercito direttamente dal Presidente UCEI Renzo Gattegna,presente insieme al Presidente della Comunità di Roma Paicifici ed altri esponenti delle istituzioni ebraiche alla camera ardente,allestita a Roma presso il Policlinico del Celio.

La scelta di Gerusalemme, capitale d'Israele e letteralmente la "città della pace"  nonchè  luogo incontro di tante culture e religioni, è profondamente significativa  : l'iniziativa, a mio avviso, si pone con altre anche quale pacata ma ferma risposta  ai cori oltraggiosi levatisi purtroppo dal nostro stadio e prontamente stigmatizzati dalla  soverchiante risposta della maggioranza dei presenti.

Gadi Polacco
Consigliere UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane)

Livorno, 20 settembre 2010






XX settembre - Il capitano ebreo che aprì la strada

XX settembre - Il capitano ebreo che aprì la strada

Appena 140 anni or sono, un’inezia per la Storia,si aprivano finalmente i cancelli del ghetto di Roma. Era una conseguenza della Breccia di Porta Pia,con la prima cannonata fatta sparare agli ordini del Capitano Giacomo Segre,ebreo,forse per “salvaguardare” gli ufficiali cattolici dalla scomunica minacciata da Pio IX o forse per fare un ulteriore “dispetto” all’ultimo Papa Re.
Secondo il calendario ebraico correva il giorno 24 del mese di Elul dell’anno 5630 e l’avvenimento,dunque,almeno per gli ebrei non fu quella “sciocchezza” che qualcuno ha cercato di far passare nell’immaginario collettivo.
Tale non fu anche perchè completò l’Unità d’Italia e pose Roma quale capitale dello Stato unitario,fatto sancito nell’ottobre di quello stesso anno dal Plebiscito popolare,dando forma allo Stato Laico attraverso una serie di provvedimenti che conseguirono alla fine del potere temporale della Chiesa.
Per anni festa nazionale,significativamente l’abolì la dittatura fascista,”casualmente” un anno prima della stipula dei cosiddetti “Patti Lateranensi”,ma altrettanto significativamente non l’ha ad oggi reintegrata la Repubblica,pur Laica per dettato costituzionale.
Evento simbolo del Risorgimento italiano e dell’Unità d’Italia,dunque,la Breccia di Porta Pia appare quest’anno particolarmente importante in quanto propedeutica al 150° dell’Unità italiana,anniversario invero da più parti bistrattato o almeno malamente sopportato che l’ebraisno italiano ha invece motivo di ricordare attentamente e con gratitudine ed al quale dette notevole apporto.
Certamente, però, Porta Pia rimane una sorta di incompiuta dinanzi alla constatazione che quella Laicità dello Stato che simboleggia,seppur sancita nei principi,deve combattere ogni giorno (si pensi ad esempio alla scuola pubblica,solo per citare un aspetto) contro trasversali nemici che, spesso illusi di poterne strumentalizzare a proprio favore l’avversione,si adoperano per affossarla : incautamente perchè,proprio dinanzi al dispiegarsi inevitabile di una società espressione di molteplici forme culturali e religiose, giusto un forte Stato Laico sarebbe in grado di garantire la libertà a tutti,nel rispetto delle comuni leggi di convivenza,al contempo mantenendo la forza per dirimere,quale entità super partes, eventuali conflitti a sfondo religioso.
Ricordiamo quindi degnamente Porta Pia e non dimentichiamoci del Capitano Segre,in rappresentanza anche dei suoi colleghi, che riposa nel Cimitero Ebraico di Chieri: oggi non avrebbe da ordinare altri tiri di cannone e non vorrebbe certamente,dall’una come dall’altra parte,nuove vittime ma di sicuro constaterebbe come quella Breccia abbia aperto una via ancora in gran parte da percorrere.

Gadi Polacco, Consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
Da Ucei Infoma (www.moked.it) 20.09.10

20.09.1870 - 20.09.2010


! עשרים בספטמבר שמח

גדי

mercoledì 15 settembre 2010

Da venerdi sera a sabato sera 18 settembre 2010 il mondo ebraico celebra il solenne Giorno del Kippur

Il dieci del mese di Tishrì cade lo Yom Kippur, giorno considerato come il più sacro e solenne del calendario ebraico: essendo il calendario ebraico lunare nel corrente anno ebraico 5771 il Kippur avrà inizio la sera di venerdi 17 settembre 2010,per terminare la sera del seguente 18 settembre.
E’ un giorno totalmente dedicato alla preghiera e alla penitenza e vuole l’ebreo consapevole dei propri peccati, chiedere perdono al Signore. E’ il giorno in cui secondo la tradizione il Signore suggella il suo giudizio verso il singolo. Se tutti i primi dieci giorni di questo mese sono caratterizzati dall’introspezione e dalla preghiera, questo è un giorno di afflizione, infatti in Levitico 23:32 è scritto "voi affliggerete le vostre persone". E’ un giorno di digiuno totale, in cui ci si astiene dal mangiare, dal bere e da qualsiasi lavoro o divertimento e ci si dedica solo al raccoglimento e alla preghiera; il digiuno che affligge il corpo ha lo scopo di rendere la mente libera da pensieri e di indicare la strada della meditazione e della preghiera.

E’ però importante avere come riferimento la tradizione orale, perchè altrimenti il concetto di afflizione potrebbe avere diverse letture e applicazioni, dalle più blande alle più sadiche (torture, fustigazioni ecc.). Una volta regolata la materia con norme precise, c’è una base comune di condivisione, ma anche un mondo simbolico estremamente ricco. E’ noto che queste regole, benchè rigorose, non sono assolute, per cui esistono precise deroghe per i malati (consultare prima il medico e poi il rabbino in questi casi).

C’è un paradosso legato al Kippùr: fin dalle origini questo giorno di afflizione è stato vissuto non come una giornata di lutto ma come uno yom-tov, un giorno di gioia. Come si spiega questo fatto?

La risposta è nella visione ottimistica di fondo. Kippùr è essenzialmente un giorno di riconciliazione, di unificazione, di pacificazione, di rinascita spirituale. Alla base di tutto c’è la certezza di superare le debolezze della persona e di poter ristabilire un rapporto positivo con il Signore., sempre pronto a perdonare, a cancellare il male e a far crescere l’uomo. Questa idea è radicata nel pensiero religioso ebraico, e consente a ognuno di ritrovare la sua strada (è il senso letterale della parola teshuvà) senza mediazioni, senza eventi epocali nella storia.
Prima di Kippur si devono essere saldati i debiti morali e materiali che si hanno verso gli altri uomini. Si deve chiedere personalmente perdono a coloro che si è offesi: al Signore per le trasgressioni compiute verso di Lui, mentre quelle compiute verso gli altri uomini vanno personalmente risarcite e sanate.

Ci si deve avvicinare a questo giorno con animo sereno e fiduciosi che la richiesta di essere iscritti dal Signore nel "Libro della vita", sarà esaudita. La purezza con cui ci si avvicina a questa giornata da alcuni è sottolineata dall’uso,specialmente in talune Comunità Ebraiche, di vestire di bianco.
E’ chiamato anche "Sabato dei sabati", ed è l’unico tra i digiuni a non essere posticipato se cade di sabato.
Kippur è forse la più sentita tra le ricorrenze e anche gli ebrei meno osservanti in questo giorno sentono con più forza il loro legame con l’ebraismo. Un tempo, gli ebrei più lontani venivano detti "ebrei del Kippur" perché si avvicinavano all’ebraismo solo in questo giorno.
L’assunzione della responsabilità collettiva è un altra delle caratteristiche di questo giorno: in uno dei passi più importanti della liturgia si chiede perdono dicendo "abbiamo peccato, abbiamo trasgredito….". La liturgia è molto particolare e inizia con la commovente preghiera di Kol Nidrè, nella quale si chiede che vengano sciolti tutti i voti e le promesse che non possono essere state mantenute durante l’anno.
Questa lunga giornata di 25 ore viene conclusa dal suono dello Shofàr, il corno di montone, che invita di nuovo al raccoglimento, e subito dopo dalla cerimonia di "separazione" dalla giornata con cui si inizia il giorno comune.

Dalla newsletter " L'Unione Informa ",dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, - portale internet www.moked.it


Roba da Mat

Riporta la stampa livornese che il «Mat», lega Autonomista Toscana, per opporsi all'ipotesi di costruzione di una moschea in città attuerà una "clamorosa iniziativa". «Ci opponiamo con fermezza all'ipotesi di costruire una moschea a Livorno. E per ribadire la nostra contrarietà il prossimo sabato, 18 settembre, distribuiremo in centro carne di maiale (salsicce, salame, finocchiona ecc.) insieme a un volantino che illustrerà le nostre ragioni del no alla moschea", dice il MAT- segretario Chelucci che prosegue affermando: "Come è noto il maiale è un animale impuro secondo l'Islam e con questo atto non vogliamo mancare di rispetto a questa religione (sottolineatura che equivale a conferma - ndr) ma vogliamo rivendicare il nostro diritto di comportarci secondo le nostre usanze quando siamo a casa nostra: diritto che spesso è messo in discussione dai cosiddetti "nuovi italiani"».
Un serio commento a queste e altre affermazioni parallele, illiberali doc, richiederebbe molto spazio: posto che il MAT- Chelucci sembra ignorare il fiorire di sagre dedicate al povero maiale e le varie norcinerie esistenti, la scelta del 18 ottobre, digiuno ebraico del Kippur, potrebbe però aprire un ulteriore fronte imprevisto dagli incauti autonomisti toscani.
Se è infatti 'noto che anche gli ebrei non hanno grandi simpatie per il maiale (il quale invero ringrazia e apprezza), pur non sgomentandosi di vederselo intorno, gli effetti di un lungo digiuno possono essere molteplici e la "tollerante" Livorno non merita, per la sua storia, una simile "maialata". Viene proprio da dire : "roba da MAT...".

Gadi Polacco, consigliere dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

martedì 7 settembre 2010

DALLA SERA DI MERCOLEDI 8 SETTEMBRE IL MONDO EBRAICO ENTRA NEL NUOVO ANNO 5771 : UN AUGURIO ALLA CITTA'

Al termine dell'affollata manifestazione inaugurale della Giornata Europea della Cultura Ebraica che,domenica scorsa,ha visto Livorno città capofila per l'Italia,sotto la guida di Pietro Cannavò autorità e tanti partecipanti hanno concorso a piantare,dinanzi alla Sinagoga di piazza Benamozegh,un melograno.
Il melograno,al pari di altri alberi,viene spesso richiamato nei testi ebraici (ad esempio nel Cantico dei Cantici) ed ha elevato valore simbolico.
La melagrana,secondo l'uso assai diffuso anche a Livorno,insieme ad altri cibi viene consumata nella cerimonia (Seder,ovvero "ordine") che precede le cene dei due giorni del Capodanno Ebraico e che vede abbinare ad ogni assaggio,secondo un'antica usanza,un'espressione beneaugurale.
Per la melagrana la formula conclude con l'auspicio "che si moltiplichino i nostri meriti quanto i granelli della melagrana".
Nell'imminenza dell'inizio dell'anno ebraico 5771 (domani sera) "Comunitando"  estende a tutta la città questo augurio.

Livorno, 7 settembre 2010

IL CAPODANNO EBRAICO (DAL SITO DELL'UNIONE DELLE COMUNITA' EBRAICHE ITALIANE)
Rosh Ha-Shanà cade i primi due giorni del mese di Tishri ed è il capo d’anno per la numerazione degli anni, per il computo dei giubilei e per la validità dei documenti. Ha un carattere e un’atmosfera assai diversi da quella normalmente vigente nel capo d’anno "civile" in Italia. Infatti è considerato giorno di riflessione, di introspezione, di auto esame e di rinnovamento spirituale. E’ il giorno in cui, secondo la tradizione, il Signore esamina tutti gli uomini e tiene conto delle azioni buone o malvagie che hanno compiuto nel corso dell’anno precedente. Nel Talmud infatti è scritto "A Rosh Ha-Shanà tutte le creature sono esaminate davanti al Signore". Non a caso tale giorno nella tradizione ebraica è chiamato anche
"Yom Ha Din", il giorno del giudizio. Il giudizio divino verrà sigillato nel giorno di Kippur, il giorno dell’espiazione. Tra queste due date corrono sette giorni che sommati ai due di Rosh Ha-Shanà e a quello di Kippur vengono detti i "dieci giorni penitenziali".
Rosh Ha-Shanà riguarda il singolo individuo, il rapporto che ha con il suo prossimo e con Dio, le sue intenzioni di miglioramento.
Nella Torà, (Levitico 23:23,24) il primo giorno del mese di Tishrì è designato come "giorno di astensione dal lavoro, ricordo del suono, sacra convocazione", e nuovamente in Numeri (29:1,6) è ripetuto che è "un giorno di suono strepitoso": un altro dei nomi di questa festa è "Yom Teru’a", giorno del suono dello Shofar, il grande corno. In ottemperanza al comando biblico in questo giorno viene suonato lo Shofar, simbolo del richiamo all’uomo verso il Signore. Questo suono serve a suscitare una rinascita spirituale e a portare verso la teshuvà, il pentimento, il ritorno verso la giusta via. Lo Shofar, oltre a chiamare a raduno, ricorda l’episodio biblico del "sacrificio" di Isacco, sacrificio in realtà mai avvenuto in quanto fu sacrificato un montone al posto del ragazzo. Il corno deve essere di un animale ovino o caprino in ricordo di questo episodio. Inoltre lo shofar ricorda il dono della Torà nel Sinai che era accompagnato da questo suono e allude anche al Grande Shofar citato in
Isaia (27:13) "E in quel giorno suonerà un grande shofar", annunciatore dei tempi messianici.
I suoni che vengono emessi da questo strumento sono di diverso tipo: note brevi, lunghe e interrotte; secondo una interpretazione esse sono emesse in onore dei patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe.
Rosh Ha-Shanà è chiamato anche Giorno del Ricordo, infatti la tradizione vuole che Dio proprio in questa data abbia finito la Sua opera di creazione e sarebbe stato creato Adamo, il primo uomo.
Un uso legato a questa giornata vede l’ebreo recarsi verso un corso d’acqua o verso il mare e lì recitare delle preghiere e svuotarsi le tasche, atto che rappresenta simbolicamente il disfarsi delle colpe commesse e un impegno simbolico a rigettare ogni cattivo comportamento, come scritto nel libro biblico di Michà : "Getterai i nostri peccati nelle profondità del mare".
Gli ebrei azkenaziti in questo giorno vestono di bianco, simbolo di purezza e rinnovamento spirituale. Anche i rotoli della Torà e l’Arca vengono vestiti di questo colore. Quest’usanza può essere ricondotta al verso di Isaia (1:18) in cui è scritto: "quand’anche i vostri peccati fossero come lo scarlatto, diverranno bianchi come la neve".
A Rosh Ha-Shanà si usa mangiare cibi il cui nome o la cui dolcezza possa essere ben augurante per l’anno a venire. Il pane tipico della festa assume una forma rotonda, a simbolo della corona di Dio e anche della ciclicità dell’anno. Si usa anche piantare dei semini di grano e di granturco che germoglieranno in questo periodo, in segno di prosperità.

venerdì 3 settembre 2010

DOMENICA LA GIORNATA EUROPEA DELLA CULTURA EBRAICA CON LIVORNO CAPOFILA : SABATO SERA NAUGURAZIONE MOSTRA PRESSO LA GALLERIA "ATHENA" - VIA DI FRANCO

Da www.moked.it

Qui Livorno - Una Giornata di arte e cultura

“Alle manifestazioni livornesi per la Giornata Europea della Cultura Ebraica abbiamo lavorato in stretta collaborazione con il Comune e la Provincia di Livorno.”
Lo ha detto Samuel Zarrough, presidente della locale Comunità Ebraica, in occasione della conferenza stampa di presentazione della Giornata, che si è tenuta questa mattina nei locali della Comunità. Quest’anno la città toscana è capofila della manifestazione in Italia, che vedrà coinvolte nel nostro Paese ben sessantadue località.
“La Comunità Ebraica di Livorno è felice di essere capofila delle manifestazioni di quest’anno - ha proseguito Zarrough -. Quest’anno il tema della Giornata è proprio Arte ed ebraismo, e Livorno ha dato al mondo moltissimi artisti ebrei, uno su tutti il grande Amedeo Modigliani.”
“Tra noi e la Comunità ebraica, nell’organizzare la manifestazione, c’è stata una vera e propria unità di intenti – ha detto Mario Tredici, assessore alle Culture del Comune di Livorno -. La cosa che più mi ha colpito del programma è che sono state scelte due linee guida molto interessanti: l’arte e la musica. Si tratta di due linguaggi universali: questa scelta sottolinea molto bene il rapporto fecondo e aperto che c’è tra la nostra città e il mondo ebraico.”
Sono intervenuti anche il rabbino capo di Livorno Yair Didi, Gadi Polacco, consigliere UCEI e della Comunità ebraica livornese, Guido Guastalla, consigliere della Comunità Ebraica di Livorno, e Yoram Ortona, consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane delegato alla Giornata della Cultura, che ha sottolineato la felice scelta di Livorno quale città capofila per l’Italia. “E’ una città di mare - ha detto - che anche per questa sua caratteristica è stata luogo di accoglienza per gli ebrei, nello stesso periodo in cui dalla Spagna e dal sud Italia venivano espulsi. Voi livornesi siete depositari di valori importanti di apertura verso la diversità - ha proseguito Ortona - e siamo felici dunque che domenica la sinagoga e gli altri luoghi dell’ebraismo livornese si apriranno alla cittadinanza, per dare l’avvio alle manifestazioni che avranno luogo in tutta Italia.”
“Non è un caso - afferma in un messaggio Gadi Polacco - che a essere, di anno in anno, capofila nazionale della Giornata Europea della Cultura Ebraica sia una città e non il suo nucleo ebraico: la Giornata nasce infatti come momento di interazione e ulteriore apertura della cultura ebraica verso l’intera società circostante. In questi mesi di preparativi è emersa a Livorno netta la sensazione di questo forte coinvolgimento che attraversa istituzioni, autorità, enti vari, privati che con grande entusiasmo collaborano a quella che confidiamo sarà una bella e partecipata Giornata livornese: aggiungendo a ciò l’attenzione già dimostrata dai mezzi d’informazione il quadro diviene completo. Un secondo e in parte inaspettato risultato è stato ulteriormente realizzato perché la Giornata ormai si è estesa e supererà le 24 ore domenicali: dopo l’anteprima presso la Circoscrizione 2 durante “Effetto Venezia”, infatti, è giunta l’iniziativa sul cinema a Castiglioncello. Un’importante mostra si aprirà sabato sera, altre domenica, mentre da alcune librerie verranno manifestazioni nei giorni seguenti. Incoraggianti le previsioni meteo, a questo punto non rimane davvero che dare a tutti appuntamento a Livorno”!
La Giornata Europea della Cultura Ebraica vede crescere di anno in anno i consensi del pubblico: lo scorso anno, solo in Italia, oltre sessantamila persone hanno preso parte alle manifestazioni.
Il programma degli eventi in Italia è consultabile sul sito www.ucei.it/giornatadellacultura e consente di costruire e sperimentare gli itinerari più diversi, a seconda dei propri gusti e della propria sensibilità.
Le iniziative dei 28 Paesi europei sono consultabili sul sito: www.jewisheritage.org
La Giornata Europea della Cultura Ebraica di Livorno, che ieri ha avuto un gustoso preambolo con la proiezione del film La Banda di Eran Kolirin a Castiglioncello e con una finestra sul cinema israeliano a cura di Margherita Ascarelli, inizierà in musica. A dare il via alla manifestazione della città capofila dell’edizione 2010 - presentata questa mattina in conferenza stampa sarà la Fanfara dell’Accademia navale labronica con l’esecuzione degli inni europeo e italiano. Cerimonia di apertura coordinata da Gadi Polacco e concerto del Coro del Tempio Maggiore di Roma in onore di Rav Elio Toaff, livornese doc e grande protagonista dell’ebraismo italiano. Porteranno i loro saluti il presidente della Comunità ebraica di Livorno Samuel Zarrough, il presidente UCEI Renzo Gattegna, il presidente della Provincia Giorgio Kutufa, il sindaco Alessandro Cosimi e il consigliere UCEI con delega alla Giornata Yoram Ortona. A seguire Yair Didi, rabbino capo di Livorno, interverrà su arte e scrittura ebraica. Nel giardino antistante alla sinagoga verrà poi piantato a più mani un melograno per festeggiare l’imminenza del capodanno ebraico e il pittore Fausto Vivaldi, aiutato da quanti vorranno contribuire con un tocco di pennello, dipingerà un quadro raffigurante il luogo di culto di piazza Benamozegh. Aperitivo kasher e dopo pranzo appuntamento nella sala consiliare della Provincia di Livorno per un convegno su estetica ed etica nell’ebraismo sefardita moderato dall’editore e libraio Guido Guastalla.
Relatori, oltre allo stesso Guastalla che parlerà di Amedeo Modigliani e dei suoi amici livornesi e parigini, saranno il professor Leonardo Amoroso che affronterà il tema estetica ed ebraismo, il dottor Raffaele Bedarida che si soffermerà sull’ebraismo sefardita tra emancipazione e orientalismo, il professore Cesare Terracina che terrà una lezione su simbologia e iconografia nell’arte ebraica tra modernità e contemporaneità, e il dottor Arturo Schwarz che disquisirà su arte e amore nella Cabbalà. Previsti anche gli interventi dell’architetto David Palterer sulla sua esperienza di allestimento museale e di Anna Sikos sull’associazione AMATA. e sul Museo d’arte moderna e contemporanea di Tel Aviv nel centenario della fondazione. Quindi prosecuzione al Museo ebraico Yeshivà Marini di via Micali, con la vicepresidente della comunità Paola Jarach che guiderà i visitatori all’interno della struttura e inaugurerà una nuova sala. Nel programma l’esposizione di alcune ketubot in collaborazione con il Benè Berith Isidoro Kahn, una mostra di antichi manoscritti e tessuti alla presenza dei restauratori e la proiezione del video Un Rabbino italiano dedicato a Rav Toaff e curato da Emanuele Ascarelli e Milko Duiella. Nel pomeriggio sarà inoltre possibile visitare il cimitero storico di viale Nievo insieme a David Novelli, che coadiuvato da una serie di volontari che si sono occupati della ripulitura del cimitero dalle erbacce e che in seguito a un vero e proprio patto morale hanno preso l’impegno di continuare il lavoro anche dopo la GECE, porterà i visitatori tra le tombe di alcuni grandi nomi della Livorno ebraica, tra cui molti rabbanim e parnassim del Tempio.
Conclusione della manifestazione al Teatro Goldonetta con un secondo buffet kasher e con un concerto di musica ebraica che porterà sul palco l’Ensemble dell’Istituto Musicale Pietro Mascagni (diretto da Stefano Agostini) e il Coro Ernesto Ventura della Comunità ebraica (diretto da Paolo Filidei). Nel corso della Giornata sarà inoltre attivo uno stand informativo riservato a varie associazioni ebraiche, uno spazio ludoteca e un servizio navetta per il cimitero e la Yeshivà Marini, mentre un annullo filatelico delle Poste Italiane verrà apposto su alcune cartoline commemorative raffiguranti un quadro del pittore Luigi Levi dedicato al vecchio Tempio di Livorno. A riprova del forte legame esistente tra comunità ebraica e cittadinanza, particolarmente prezioso in fase organizzativa, sono inoltre previste una serie di iniziative in gallerie d’arte e librerie del centro che in molti casi proseguiranno anche dopo la fine della Giornata.