LO SGUARDO LUNGO

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giovedì 4 marzo 2010

"Avanti così sul crocifisso", intervento di Maurizio Zingoni su "La Nazione" del 4.3.10

Caro Direttore,
se fossi cristiano non sarei francamente lieto, lo affermo senza intento
strumentale o polemico, di quello che mi pare un tentativo trasversale
di appropriazione di questo importante simbolo religioso da parte di
molti partiti.
Da liberale credo poi "semplicemente" che una società democratica debba
essere laicamente neutrale,in tema religioso,preoccupandosi di garantire
a tutte le espressioni di fede la libertà di esprimersi,naturalmente nel
rispetto delle leggi che regolano la comune convivenza civile, tutte
uguali all'occhio dello Stato come sancito dalla Costituzione.
Ciò premesso nel pezzo "Avanti così sul crocifisso" pubblicato da La
Nazione (4.3.10) e firmato da Maurizio Zingoni rilevo la totale
assenza,in verità assai poco laica,della considerazione dell'esistenza
di altre fedi ma anche di chi non crede.
La "nostra tradizione", da liberale sono allergico alle espressioni che
si arrogano il diritto di rappresentare "tutti", non può essere
ricondotta ad una fede seppur ritenuta "maggioritaria" ,per quanto non
si possano applicare alle religioni parametri "partitico-statistici",
ed appare quindi altamente illiberale voler stabilire "erga omnes" quale
simbolo religioso rappresenti la nazione : peraltro non appare questa
una priorità per uno stato,anzi.
A tradire una visione assai ristretta, penso mutuata da quelle che ormai
appaiono delle parole d'ordine ad alto livello politico,vi è infine la
tendenza ad individuare quali protagonisti di questo dibattito" laici e
cattolici" , dando quindi per scontato che tutti i credenti acattolici
siano laici (cosa peraltro assai probabile non essendo la laicità
negatrice dei valori religiosi) mentre invece non lo possono essere in
questa visione i cattolici, cosa assai opinabile.
Non vedo in corso un "attacco al crocifisso" ed agitare questo spettro
penso anche che non sia utile e rispettoso proprio nei confronti di
questo simbolo : la questione, in un'ottica da società aperta, dovrebbe
semmai essere salvaguardare il crocifisso dando uguale valore agli altri
simboli (se proprio non si vuole sposare l'idea della neutralità della
sfera pubblica) : visione però da liberale non necessariamente
condivisibile da chi liberale non è.
Cordiali saluti,
Gadi Polacco

lunedì 22 febbraio 2010

La pubblicazione del Comune di Livorno, a cura di Mauro Zucchelli, sul Giusto tra le Nazioni Mario Canessa

da www.moked.it

Qui Livorno – Un libro per un eroe silenzioso

Mario Canessa è un uomo distinto che ha alcune caratteristiche tipicamente livornesi, e più in generale toscane: prima tra tutte una certa predisposizione alla risata e alla battuta. Ma questo simpatico novantaduenne sa stare anche in silenzio: per oltre 60 anni non ha raccontato la sua storia a nessuno, neanche ai parenti più stretti. La sua ritrosia è stata vinta gradualmente e con una certa difficoltà, come può testimoniare l’editore Guido Guastalla, uno dei primi a cercare di farsi raccontare quello che Canessa aveva fatto per il popolo ebraico.
Livornese di adozione (è nato a Volterra), negli anni del nazifascismo Canessa ha aiutato molti ebrei e prigionieri di guerra a fuggire in Svizzera. Poliziotto di servizio a Tirano, non ci ha pensato neanche un attimo a mettere a repentaglio la propria vita per salvare delle persone che non conosceva neppure.
La Comunità Ebraica di Livorno ha recentemente voluto rendergli omaggio facendo scrivere in suo onore il nuovo Sefer Torà, da poche settimane nella sinagoga della città labronica: il primo Sefer Torà ad essere mai stato scritto in onore di un Giusto tra le Nazioni.
Ma lui non si sente un eroe. “Ho fatto quello che avrebbe fatto chiunque”, spiega al numeroso pubblico accorso nella Sala delle Cerimonie del Palazzo Municipale in occasione della presentazione del libro “Questo strano coraggio. Mario Canessa un livornese Giusto fra le nazioni”, volume scritto dal giornalista del Tirreno Massimo Zucchelli e già spedito nelle case di seimila nuclei familiari della zona.
Erano presenti in sala alcune tra le principali cariche pubbliche cittadine (a partire dal sindaco Cosimi), rappresentanti della Regione, delle Forze Armate e della Chiesa. C’era anche Liliana Picciotto, storica del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano.
Canessa ha parlato del suo comportamento come di un comportamento normale, eppure non tutti agirono come l’ex poliziotto nativo di Volterra: decine di lapidi presenti nelle nostre città ci ricordano quotidianamente che “Italiani brava gente” è molto spesso un clichè abusato. Ed anche la realtà dei nostri giorni ci mostra che l’indifferenza (il caso Rosarno è solo l’ultimo di una serie) è una malattia dalla quale non possiamo dirci guariti. Su questo concetto i vari relatori intervenuti si soffermeranno più volte.
Scrive Mauro Zucchelli: “Mario Canessa è un ragazzo di 92 anni e la faccia da eroe francamente non ce l’ha. Ammesso che gli eroi abbiano l’identikit hollywoodiano con la mascella inox e il muscolo gonfio che a scanso di dubbi scatta prima del pensiero. Non ce l’ha perché non si è mai visto un eroe con i capelli bianchi, un viso rotondo e il sorriso largo da nonno contento più quel tot di ironia bonaria toscana, forse etrusca”.
Ecco la normalità del bene, che ci riconcilia in parte con un passato in cui delatori si muovevano per le piazze e per le vie delle nostre belle città, vendendo ebrei e oppositori in cambio di poche lire.

Adam Smulevich


Qui Livorno - Professionalità e riservatezza

E' raro assistere alla presentazione di un libro o di una pubblicazione (parlo del numero speciale di "Comune Notizie", rivista della municipalità di Livorno dedicata al Giusto tra le Nazioni Mario Canessa, del quale ben riferisce Adam Smulevich) senza udire la parola dell'autore, pur essendo egli presente.
In genere gli autori - giustificatamente seppur spesso "debordando" - tendono a essere protagonisti, orgogliosi delle proprie opere: la particolarità di Mauro Zucchelli, stimatissima firma della cronaca livornese de "Il Tirreno" ed estensore dello scritto,è stata appunto quella di rimanere silente, immune dalle giuste lusinghe espresse dagli oratori, senza però macchia alcuna di snobismo.
Avrei preferito sentirlo parlare, dopo aver letto come egli sia riuscito a stendere su carta gli avvenimenti di quel tragico periodo, ma ammetto che quel silenzio è stato lo stesso un grande intervento.... grazie Mauro!

Gadi Polacco, Consigliere dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
 
 

giovedì 18 febbraio 2010

Reality Medio Oriente

Reality  Medio Oriente

Di solito, gli agenti segreti rimangono segreti - ma se sono israeliani, diventano pubblici. E così, li hanno filmati con le mani nella marmellata mentre eliminavano un funzionario di Hamas, il
diciamo così  partito che nelle sue canzoni promette di bere sangue ebraico dai teschi di noialtri. Gli agenti pubblici di Israele si sono fatti riprendere dalle telecamere a circuito chiuso di un albergo come se si trattasse di una serie televisiva, anzi di un reality che poi è quello degli alberghi di mezzo mondo, dove non c'è niente di segreto, e tutto è pubblico, e ci domandiamo se gli agenti del Mossad non abbiano fatto apposta a farsi filmare, per mettere diciamo così la loro leggendaria firma d'autore. I volti sono stati trasmessi in tutto il mondo come quelli di criminali, di ricercati, di omicidi, di mostri psicopatici, di una banda di vampiri, di un gruppo di evasi da un manicomio criminale, di balordi assetati di sangue arabo. A trasmettere il format in Italia con quei volti come quelli di ricercati, ci ha pensato la Rai, non sapremmo se abbia fatto così anche Mediaset, non abbiamo visto, e ancora una volta i media hanno prodotto un'immagine allucinatoria della realtà politica mediorientale. Una fiction in salsa lisergica sulla cruciale situazione in atto da sessantadue anni tra Israele e Palestina, tra Iran e Israele, Egitto e Israele, Hezbollah e Israele, Siria e Israele, Rai e Israele. Come se non fosse in atto dal 1948 una guerra di tutti contro uno, poi trasformatasi in terrorismo, con la variante accusatoria e legittimante che siccome adesso in Palestina il terrorismo governa va protetto come accade per i panda. Non è difficile preventivare cosa sarebbe messo in onda se lo Stato ebraico un giorno tremendo ma non incomprensibile provvedesse a regolare le minacce genocide di Teheran, smorzando i suoi reattori. A Israele viene implicitamente chiesto ciò che non viene chiesto a nessun altro Stato. Di farsi scannare con educazione, in silenzio.

dal sito www.moked.it

Sulla (troppo)  strana vicenda della presunta operazione del Mossad ripresa bellamente dalle innumerevoli telecamere disseminate,ben visibili a tutti,nell'hotel di Dubai e dintorni, interviene anche , su "La Stampa", un lettore livornese.
Il signor Bruno Barontini si chiede quale scalcinato servizio segreto, ricordando che di certo il Mossad non lo è, non si sarebbe accorto delle telecamere e qui ndi diffida di questa troppo facile soluzione.
Insomma, è troppo banale che l'omicida del romanzo sia il maggiordomo....

giovedì 11 febbraio 2010

L'odioso articolo di Sallusti su Lerner

L'odioso articolo apparso nei giorni scorsi contro Gad Lerner,a firma
Sallusti su "Il Giornale" ,come si suol dire prende due piccioni con una
fava, sia ben inteso negativamente parlando : il classificare le persone
ed il loro sempre opinabile pensiero evocando inutilmente
l'appartenenza religiosa è infatti intriso di illiberalità e dimostra
quanto sia sempre presente, pur latente, la tentazione del pregiudizio.
Si aggiunga poi l'ardito, quanto vano, maldestro tentativo di assimilare
vicende totalmente diverse e di pretendere di dare,in Italia, uguale
peso a vicende interne ed estere ( il disinvolto parallelo
Berlusconi-Katsav) ed ecco che la frittata è fatta.
Dinanzi a questo scenario non occorre nemmeno essere d'accordo con
Lerner per esprimergli solidarietà ed approvare la sobria ma chiara
protesta elevata,per mezzo del Presidente, dall'UCEI.
Gadi Polacco

SULLE "RADICI GIUDAICO-CRISTIANE"

da WWW.MOKED.IT

Si parla, si riparla e si straparla delle radici giudaico-cristiane dell’Europa. Finché l’hanno fatto con insistenza i cattolici italiani, aggiungendo il “giudaico-” come un prefisso telefonico (la battuta opportuna è di Gad Lerner), era quasi un loro affare, che più di tanto non ci riguardava né entusiasmava. Ma ora sempre più sono i nostri intellettuali o esponenti che si battono per sbandierare questa definizione. Vorrei spiegare perché non mi piace. Le radici dell’Europa sono tante, pagane, greche, romane, celtiche, slave, arabo islamiche ecc. E sono anche quelle della filosofia e dell’illuminismo, della rivoluzione francese e di quella inglese. E poi la storia dei rapporti tra ebrei e cristiani, che da poco si tinge di rosa, non è stata, nei millenni precedenti in Europa, una storia d’amore e quindi non bisognerebbe mescolare tanto le radici. Attenzione a non dimenticare la storia e le identità, nel nome di nuove sante alleanze precarie, improbabili e rischiose.

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma


domenica 24 gennaio 2010

Quel ponte tra Deportati e Giusti tra le Nazioni propiziato dal nuovo Sefer Torà (Rotolo della Legge) giunto al Tempio Ebraico di Livorno

Tra le tante foto scattate nel Tempio Ebraico di Livorno (a pochi
giorni dalla Giornata della Memoria) gremito di autorità
civili,militari,religiose e pubblico, per l'ingresso del nuovo Sefer
Torà (il Rotolo in pergamena che contiene il Pentateuco) dedicato ai
Deportati livornesi ed in onore del Giusto tra le Nazioni Mario
Canessa,si troverà numerose volte una significativa inquadratura nella
quale, intorno al nuovo Sefer e tra gli oratori intervenuti, si
distingueranno il Rabbino Giuseppe Laras, Presidente dell'Assemblea
Rabbinica Italiana,Isacco Bayona, ormai l'unico in vita dei Deportati
livornesi, ed appunto il Giusto tra le Nazioni Mario Canessa.
Come ha efficacemente sintetizzato proprio il Rabbino Laras nel suo
intervento, i Giusti che pertanto non accettarono le aberrazioni del
nazifascismo "riconciliano", per quanto possibile,il mondo ebraico con
quella società che pervicacemente e scientemente perseguitò anche nel
nostro paese gli ebrei.
Rav Laras ha patito direttamente,come ha ricordato non certo
facilmente,nei propri affetti familiari quelle persecuzioni così come
Isacco Bayona ne è ancora diretto testimone.
Dinanzi al nuovo Sefer Torà, simbolo di vita e di continuità
dell'ebraismo,si è costituito quindi un significativo collegamento tra
chi subì e chi cercò di riscattare una società che non può avere
scusanti e nemmeno attenuanti.
La gioia e la festa per l'arrivo del nuovo Sefer in parallelo con il
ricordo di quanto è stato e che non potrà essere dimenticato o
ridimensionato, appunto un ponte tra due dimensioni che non contrastano
affatto.

Gadi Polacco
Consigliere dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

24 gennaio 2010/9 Shevat 5770

giovedì 21 gennaio 2010

AL TEMPIO EBRAICO DI LIVORNO, DOMENICA 24 GENNAIO 2010, IL NUOVO SEFER TORA' IN MEMORIA DEI DEPORTATI ED IN ONORE DEL GIUSTO TRA LE NAZIONI MARIO CANESSA

COMUNITANDO
www.livornoebraica.org
(a cura di Gadi Polacco)

A dare inizio alla serie di manifestazioni per la Giornata della Memoria 2010 sarà, domenica 24 gennaio 2010 (Tempio Ebraico di Livorno,ore 10.30, per gli uomini è richiesto il capo coperto), la cerimonia d'ingresso di un nuovo Sefer Torà dedicato ai Deportati ed in onore di Mario Canessa, Giusto tra le Nazioni: saranno presenti Autorità cittadine,ospiti ed è stata confermata la prestigiosa  partecipazione del Rabbino Prof. Giuseppe Laras, Presidente dell'Assemblea Rabbinica Italiana è già Rabbino Capo di Ancona, Livorno (per dieci anni) e Milano.

La cerimonia,in ebraico "Hachnasat Sefer Torà", consiste nell'accogliere nel Tempio il nuovo "Libro della Torà" (la Legge ebraica) , il rotolo in pergamena manoscritto che contiene appunto il testo biblico dalla Genesi sino alla morte di Mosè e che viene letto ogni sabato,durante l'arco dell'anno, suddiviso in brani settimanali.

Scrive il Rabbino Spagnoletto, esperto "sofer" (redattore e correttore di rotoli in pergamena con testi sacri) italiano,in un suo articolo:

"Senza dubbio, al Sefer Torà, inteso come il rotolo pergamenaceo che contiene il Pentateuco, il mondo ebraico ha sempre rivolto il massimo rispetto e la più alta devozione.

La normativa ebraica ha disciplinato in maniera puntuale tanto le numerose sfaccettature collegate con il momento della copiatura del rotolo, (requisiti del copista, tipo di materiale, struttura delle lettere, disposizione del testo) quanto, nel complesso, il rapporto che lega la collettività ad esso nei diversi momenti rituali"

Ecco perchè questa cerimonia è particolarmente importante, con sfaccettature solenni ma anche di festa, per il mondo ebraico.

Si raccomanda ai partecipanti maschi di entrare al Tempio con il capo coperto