LO SGUARDO LUNGO

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giovedì 4 novembre 2010

Domenica 7 novembre gli iscritti alle Comunità Ebraiche Italiane sono chiamati al voto per eleggere i delegati al Congresso nazionale di dicembre

COMUNITANDO
www.livornoebraica.org
Blog di cose ebraiche a cura di Gadi Polacco

Domenica 7 novembre 2010 gli iscritti alle Comunità Ebraiche Italiane sono chiamati alle urne per eleggere i delegati che, a dicembre a Roma, daranno vita al Congresso nazionale che rinnoverà le cariche dirigenziali dell'ebraismo italiano ed approverà le mozioni che impegneranno l'attività del nuovo Consiglio nazionale.

Gadi Polacco, consigliere nazionale dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, nell'invitare gli iscritti a recarsi numerosi alle urne sottolinea l'importanza del congresso 2010 nel quale verrà anche esaminata la possibilità di rimettere mano allo statuto vigente.

"Mi auguro", ha sottolineato Polacco, "che l'assise romana di dicembre incida fortemente su tematiche vitali per l'ebraismo italiano quali il rafforzamento delle attività culturali e di culto, di quelle giovanili,circa la conferma della vicinanza alle ragioni dello Stato d'Israele (unica democrazia del Medio Oriente),  la Laicità dello Stato ,caratteristica questa  indispensabile per rafforzare, nel reciproco,.paritario ed autonomo rispetto tra tutti, la crescita di una società aperta indispensabile per la convivenza sociale".

"Il 150° anniversario del'Unità Nazionale", ha proseguito il Consigliere Nazionale,"dovrà altresì essere al centro dei nostri lavori anche nel ricordo del forte contributo dato dagli ebrei italiani,finalmente cittadini a pieno titolo, al Risorgimento nazionale"

Forte la presenza di candidati toscani nelle liste dei candidati per l'elezione a delegati, da Livorno si candida Daniele Bedarida, medico con specializzazione in odontoiatria, da sempre attivo nell'ambito della Comunità,studioso di cose ebraiche e grande esperto di musica sinagogale livornese,con all'attivo diverse registrazioni.

(m.r.)

mercoledì 3 novembre 2010

"Giovinezza" e "Bella ciao" a S.Remo

Pare che Gianni Morandi, alla ricerca  forse di qualcosa che faccia parlare sin da ora del festival di S.Remo,per il 150° dell'Unità d'Italia voglia far cantare,tra l'altro,ai partecipanti alla kermesse sanremese "Bella ciao" e "Giovinezza", speriamo quest'ultima nella prima versione goliardica torinese,non toscana come qualcuno ha scritto,dovuta a Nino Oxilia nel 1908  (sulle note di Giuseppe Blanc) ed all'inizio denominata "Il commiato".
Se "Bella ciao" ha origini popolari ottocentesche e secondo alcuni anche klezmer,indubbia è la sua notorietà derivante dall'essere divenuta noto inno partigiano,mentre "Giovinezza" è purtroppo ormai entrata nell'immaginario degli italiani quale inno fascista,secondo l'infausta sua ultima versione.
Posto che il Risorgimento dal quale scaturì l'Italia unita è denso di propria musica, cosa ci combinano le due suddette canzoni?!
Temo che un minestrone indefinito,nel quale sciogliere il vero significato del Risorgimento che oggi pare disturbare alcuni, venga cucinato anche per il festival e,tutto sommato,non sarà questo certamente il peggior attentato all'Unità d'Italia.

Gadi Polacco

Bernabei : risposte incaute 2

Confesso una certa ammirazione per le capacità acrobatiche di Ettore
Bernabei nonchè per la sua attitudine a sistemarsi comodamente le cose :
la fiction su PIO XII ?
No problem, "alcuni esponenti della cultura ebraica" l'avevano
praticamente promossa, dichiara il nostro a "Il Corriere della Sera",
palesando evidentemente un'anteprima.
Francamente non mi sento appagato per il presunto placet di presunti
"esponenti della cultura ebraica", categoria alla quale non appartengo
non essendo orgogliosamente un'intellettuale "ebraico" o meno:abituato a
pensare autonomamente ,quando è il caso anche sbagliando, non posso non
rilevare come questa sortita ricordi assai da vicino la nonna o l'amico
ebreo, da portare a proprio discarico, che secondo l'ormai tradizionale
adagio non si nega a nessuno.
Gadi Polacco

martedì 2 novembre 2010

UN COMMENTO DEL RABBINO PROF. LARAS A SEGUITO DELLA FICTION SU PIO XII

Che le polemiche attorno alla controversa figura di Pio XII e al suo operato durante il periodo nazi-fascista non si siano mai sopite appare di tutta evidenza ancora in questi giorni, contestualmente alla proiezione televisiva della fiction dedicata a quel pontefice.

La beatificazione di un papa, come di qualunque altra persona, è affare interno della Chiesa Cattolica; tuttavia, un giudizio storico e morale sui personaggi in corso di beatificazione può certamente essere espresso da chiunque.

E' fuor di dubbio che allora mancò da parte di Pio XII una condanna aperta, ferma e netta, dei crimini perpretrati dai nazisti contro gli ebrei, e non solo. E così mancò la voce del papa anche durante la deportazione degli ebrei dal ghetto di Roma il 16 ottobre, operata in pieno giorno e di fronte a tutti.

Alcuni, da parte cattolica, giustificano tali silenzi con la preoccupazione del pontefice di evitare un acuirsi delle persecuzioni, non solo verso gli ebrei ma verso anche talune comunità cristiane.

Con tutto il rispetto e considerati i tempi drammatici e terribili di cui stiamo parlando, Pio XII più che da uomo di religione sembra essersi comportatato da uomo politico, avendo fatto prevalere considerazioni di ordine strategico-diplomatico anzichè religioso, rispettabilissime, ma certo non all'altezza delle attese del momento e del ruolo di autorità morale e spirituale universale ricoperto dal pontefice romano.

Circa la fiction di cui molto si sta parlando in questi giorni, pur inevitabilmente rilevando l'evidente grande sforzo mediatico di certa parte del mondo cattolico di enfatizzare l'opera di salvezza attivata all'epoca dal papa e dalla Chiesa a favore di alcuni ebrei in quel frangente terribile, essa resta pur sempre solo una fiction, al cui riguardo ritengo ozioso troppo disquisire.

Accanto, però, ai molti esempi fulgidi di dedizione, altruismo e coraggiosa generosità, non possiamo nascondere l'esistenza di tante storie di segno radicalmente opposto, come, ad esempio, tentativi di conversione al cristianesimo, a volte effettivamente realizzatisi, operati nei confronti di alcuni ebrei perseguitati che avevano trovato asilo in talune istituzioni cattoliche.

La figura di Pio XII è destinata, pertanto, a rimanere un elemento frenante lungo il percorso del dialogo ebraico-cristiano.


Rav Prof. Giuseppe Laras

Due bizzarri passaggi della dichiarazione di Bernabei a Moked.it, sempre per parlare della fiction apologetica su Pio XII

Nell'intervista a Rosella Tercatin, propostaci da Moked.it in seguito all'anteprima dell'apologetica miniserie su Pio XII, Ettore Bernabei esprime due bizzarri passaggi che, se non ci fosse in sottofondo la tragedia di quegli anni, si potrebbero anche classifcare come esilaranti.

"Gli sceneggiatori hanno voluto evitare le posizioni ufficiali riguardo alla figura del pontefice. Non si sono schierati né da una parte né dall’altra......" ed infatti è proprio dal sito della Lux Vide, la società di Bernabei e soci,che apprendiamo come " Lux Vide ha lavorato sui documenti per la causa di beatificazione di Pio XII ..." che, con tutto il rispetto, non sono certo di fonte autonoma ed indipendente.

In qualche modo ammirevole è anche,nel tentativo di minimizzare i dubbi circa ciò che Pio XII avrebbe forse potuto fare,la seguente affermazione : "In fondo il papa è il vescovo di Roma, e quindi Pio XII si è fatto carico di salvare più vite possibili nella sua diocesi...."

Insomma, il Papa ridotto alla potenzialità di un curato locale, non proprio Don Camillo Monsignore ma quasi , concetto che, per fare un paragone più recente, avrebbe potuto pertanto giustificare un disinteresse di Wojtyla per la sua Polonia in quanto "solo" e lontano Vescovo di Roma!

Un tipico esempio di come non sempre sia possibile dare un colpo al cerchio ed uno alla botte....

Gadi Polacco








Sotto il cielo di Roma...e Pio XII

Sotto il cielo di Roma.....niente di nuovo, anzi la solita musica , ovvero :  "tanto tuonò che piovve" !

lunedì 1 novembre 2010

Niente di nuovo sotto il cielo di Roma....Corrado Augias già lo scriveva su Repubblica il 15.10.10

Ho visto in anteprima lo sceneggiato su Pio XII, papa Pacelli, che sarà mandato in onda prossimamente. Opera di buona confezione per gli aspetti esteriori anche se l´ambizione di rappresentare il bombardamento di Roma o la razzia nel ghetto pone considerevoli problemi produttivi, risolti come si può. Il punto di vista sull´operato del pontefice è invece netto: il papa viene raffigurato come un personaggio eroico. Se non fece di più, se spesso sopportò, tollerò, tacque, fu solo per evitare rovine e sofferenze ancora peggiori di quelle che sotto i suoi occhi venivano perpetrate.
Il film apre sul bombardamento di Roma del 19 luglio 1943 che fece crollare, una settimana dopo, il regime fascista. Pio XII entra subito in azione. Il re e il Duce (che il 19 non era a Roma) si recarono sul posto in ritardo e, quando riconosciuti, vennero fatti segno a gesti e frasi ostili. Pio XII scese tra la folla benedicendo e, come dice l´agiografia, «la sua bianca veste si macchiò di sangue», dettaglio fedelmente riportato. Segue l´armistizio dell´8 settembre, segue soprattutto (e qui si entra nel vivo della controversa vicenda) la richiesta dei nazisti alla comunità ebraica di consegnare 50 chili d´oro. La ricostruzione sorvola sui dettagli e ne aggiunge d´inediti: il papa in persona che riceve un esponente della comunità offrendo aiuto. Tale incontro non ci fu. La raccolta cominciò il mattino del 27 settembre con un andamento così blando che si pensò di chiedere l´aiuto vaticano. Alle 16 giunse la risposta: il Vaticano si disse disposto a un prestito a lungo termine senza interessi. Non ce ne fu bisogno, alla fine i 50 chili vennero messi insieme, anche con una piccola eccedenza.
Uno dei punti centrali del filmato, oltre che della dolorosa storia di Roma è la razzia nel ghetto di sabato 16 ottobre 1943. Degli oltre duemila cittadini prelevati, da Auschwitz tornarono in dodici. Qui il filmato svela pienamente le sue intenzioni. I favorevoli all´azione pontificia sostengono che la passività vaticana davanti a quel crimine fu suggerita soprattutto dal timore di suscitare, reagendo, crudeltà ancora peggiori. Coloro che criticano la sostanziale inerzia vaticana sostengono invece che sarebbe bastato un gesto esemplare, anche silente, per assestare a Hitler un colpo fortissimo. Se per esempio il papa, come aveva fatto per san Lorenzo, si fosse recato al ghetto inginocchiandosi a pregare nel luogo (oggi segnato da una targa) dove gli sventurati erano stati ammassati sui camion.
Pochi giorni dopo, 25 ottobre, L´Osservatore romano pubblicava un articolo assai elogiativo per il papa: «Con l´accrescersi di tanti mali - vi si leggeva - è divenuta quasi più operosa la carità universalmente paterna del Sommo Pontefice, la quale non si arresta davanti ad alcun conflitto né di nazionalità, né di religione, né di stirpe». Gli esperti diplomatici potevano cogliere nel termine «stirpe» un riferimento alla questione ebraica come ben vide l´ambasciatore tedesco von Weizsäcker che inviò l´articolo a Berlino con questo commento: «Il papa, benché fatto oggetto di pressioni da ogni parte non ha permesso che lo si spingesse a una censura dimostrativa della deportazione degli ebrei di Roma… solo assai pochi intenderanno il testo come un´allusione sia pur indefinita alla questione degli ebrei». E più avanti: «Si può dire che questa faccenda tanto spiacevole per quanto riguarda le relazioni tedesco-vaticane, è stata liquidata».
Il film procede alternando scene collettive, una piccola vicenda amorosa, colloqui tra il papa e i suoi consiglieri o esponenti germanici. Una sua buona parte è occupata dal progetto nazista di rapire Pio XII con il pretesto di volerlo proteggere. Di fronte al pericolo, sollecitato da più parti a mettersi in salvo, vediamo il papa resistere ribadendo, con ascetica fermezza, che Roma è la sua diocesi, i romani il suo gregge e che dunque lì resterà, costi quel che costi, anche la vita.
Nel film questo progetto del rapimento è rappresentato come un´assoluta certezza. Nella realtà, gli storici sono divisi sul livello di preparazione di un piano del genere; alcuni mettono addirittura in dubbio, in mancanza di documenti risolutivi, che un tale progetto sia mai arrivato ad una fase pre-esecutiva.
Dove invece il film raffigura un´indiscutibile verità è nella generosa accoglienza che, durante l´occupazione, venne offerta da conventi, canoniche e case di religione, per ospitare ebrei, comunisti, perseguitati. Se posso inserire un breve inciso, anche due miei parenti godettero di questa protezione. Circostanza che, secondo alcuni storici, fa ancor più risaltare, per contrasto, la sostanziale passività «ufficiale» delle gerarchie.
Il periodo prescelto dallo sceneggiato si apre con il bombardamento e si chiude il 4 giugno 1944 con l´arrivo degli americani, copre insomma il periodo dell´occupazione di Roma. Mancano per conseguenza le premesse all´atteggiamento del papa che molto avrebbero aiutato a capire il suo prudente atteggiamento. Per esempio il fatto che poco prima di morire papa Ratti, suo predecessore, aveva preparato un forte discorso di rottura col nazismo. Morì e non poté pronunciarlo. Una lettera emersa di recente dall´archivio Vaticano rivela che a distruggerla fu proprio il futuro Pio XII.
D´altra parte non è da sceneggiati come questo che si può pretendere una sia pur approssimativa verità storica. Lo scopo è diverso: tratteggiare al meglio una figura preparandola alla santità.
(da "Repubblica", 15.10.10, di Corrado Augias