venerdì 12 agosto 2011
Il Mosè versione Bin Laden...
Bastano però le cronache ed anche le non certo accomodanti dichiarazioni lette nei media ed attribuite al regista Graham Vick per inquadrare quanto squallida sia stata la messa in scena che ha stravolto il "Mosè in Egitto" e che mi irrita doppiamente.
Siamo infatti ben lontani dallo spirito, rappresentato dalla famosa "Preghiera " ("Al tuo stellato soglio...") che faceva scrivere al musicologo Roncaglia che " Essa rientra nel numero dei canti che, con le famose preghiere verdiane, risvegliarono la coscienza nazionale, «rialzando le teste curvate», e dei quali il Giusti diceva che parevano "come di voce che si raccomanda, d'una gente che gema in duri stenti e de' perduti beni si rammenti", concetti che attengono alla libertà e che certo non si sposano con la pratica del terrorismo e del vile attentato ai civili inermi tipico di questa aberrante pratica..
Significativamente Toscanini volle che questa splendida pagina musicale entrasse a far parte del programma con il quale inaugurò nuovamente il Teatro alla Scala nel 1946,dopo i danneggiamenti patiti durante la guerra.
Ma la cosa mi irrita anche quale appassionato d'opera che non sopporta le incursioni che registi,scenografi ma talvolta anche certi direttori e cantanti compiono su capolavori che,in quanto tali, non hanno bisogno di "riletture" presuntuose e ancor di meno di "rivisitazioni".
Vuole un adagio popolare che a fare i critici siano in genere cantanti falliti ma,evidentemente,la frustrazione colpisce anche altre categorie del bel canto che altro non avrebbero da fare che cercare di eseguire al meglio quanto altri,evidentemente assai più dotati, ci hanno fortunatamente lasciato.
Gadi Polacco
giovedì 11 agosto 2011
AUGURI A DOCTOR KEBAB CHE SI SPOSA IN ISRAELE: NUMEROSA LA PRESENZA LIVORNESE PREVISTA AL MATRIMONIO.
www.livornoebraica.org
(a cura di Gadi Polacco)
AUGURI A DOCTOR KEBAB CHE SI SPOSA IN ISRAELE: NUMEROSA LA PRESENZA LIVORNESE PREVISTA AL MATRIMONIO.
Tra i pionieri del kebab a Livorno, in versione kasher (secondo le norme alimentari ebraiche), Doctor Kebab al secolo Gabriele Maisto convola a nozze domenica,in Israele, con Sharon De Jong.
Classe 1981, Gabriele per anni ha arricchito con le sue originali e gustose proposte enogastronomiche ebraiche e mediorientali tante manifestazioni livornesi,"sconfinando" spesso,impareggiabilmente coadiuvato da mamma Fernanda e dai collaboratori che,dal locale di Corso Amedeo,hanno contribuito a questa innovativa ed importante esperienza.
Intrapreso un nuovo percorso di vita ecco ora una tappa fondamentale per questo livornese doc dalla mentalità aperta al mondo.
Il conto alla rovescia è già iniziato con la cerimonia della "henna" ,in versione yemenita in ossequio alle origini familiari,da parte di madre,della sposa: la "henna" è un antico rituale,fatto risalire all'età del bronzo,che precede di qualche giorno il matrimonio ed è tradizione diffusa,a seconda delle provenienze geografiche,nel mondo ebraico.
Numerosa la delegazione livornese che parteciperà fisicamente alla cerimonia nuziale ,ma assai più ampio è il numero di quanti parteciperanno con il pensiero,nell'attesa di poter salutare gli sposi in una prossima occasione livornese.
Da "Comunitando" un grande augurio di "mazal tov" , buona fortuna, e complimenti agli sposi e famiglie,con un particolare pensiero per mamma Fernanda ed un ricordo per babbo Aldo che sarà anche presente nel cuore di quanti lo hanno conosciuto ed apprezzato.
(Nella foto : gli sposi con abiti che richiamano alla tradizione ebraica yemenita ed un altro livornese doc, Simone Cabib,che ha poi postato l'immagine su Facebook)
giovedì 4 agosto 2011
IL RABBINO DI SEGNI RITICO CIRCA IL PARAGONE TRA CROCE CRISTIANA E YOM KIPPUR ( GIORNO DEL DIGIUNO DEL KIPPU)
Dal sito della Comunità Ebraica di Roma
Il Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni, ha rilasciato un’intervista all’Osservatore Romano, in cui ha spiegato di non essere d’accordo con il paragone fatto dal cardinale Kurt Koch fra la croce cristiana e lo Yom Kippur.
Dall’Ansa:
L’accostamento fatto dal cardinale Kurt Koch, capo dicastero vaticano per il dialogo ecumenico, tra la croce cristiana e la festività ebraica dell’espiazione, lo Yom Kippur, non è andato giù al rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, che sull’Osservatore Romano di domani avverte che chi sostiene il dialogo tra cattolici ed ebrei deve evitare il ricorso a simboli non condivisi. All’origine della querelle c’è l’articolo del card. Koch sull’Osservatore del 7 luglio scorso sui significati della Giornata interreligiosa di preghiera per la Pace di Assisi del prossimo 27 ottobre, in cui il porporato svizzero scriveva che la croce di Gesù ”si erge sopra di noi come il permanente e universale Yom Kippur”, e ”pertanto la croce di Gesù non e’ di ostacolo al dialogo interreligioso; piuttosto, essa indica il cammino decisivo che soprattutto ebrei e cristiani (…) dovrebbero accogliere in una profonda riconciliazione interiore diventando così fermento di pace e di giustizia nel mondo”. Secondo Di Segni, però, ”ferma restando la condivisione degli obiettivi di pace e giustizia”, queste parole, ”benché ispirate da fraternità e da buona volontà, se non vengono spiegate meglio, possono denunciare i limiti di un certo modo di fare dialogo da parte cristiana”. Di Segni contesta in particolare la proposta di Koch ”all’interlocutore ebreo di farsi indicare ‘il cammino decisivo’ da simboli che non condivide. Tanto piu’ quando questi simboli vengono presentati come sostituzioni, con valore aggiunto, dei riti e dei simboli in cui crede l’interlocutore”. ”Il credente cristiano – spiega il Rabbino Capo di Roma – può certamente pensare che la Croce rimpiazzi in modo permanente e universale il giorno del Kippur, ma se desidera dialogare sinceramente e rispettosamente con l’ebreo, per il quale il Kippur rimane parimenti nella sua valenza permanente e universale, non deve proporre all’ebreo le sue credenze e interpretazioni cristiane come indici del ‘cammino decisivo”. ”Perché allora veramente – prosegue – si rischia di rientrare nella teologia della sostituzione e la Croce diventa ostacolo. Il dialogo ebraico-cristiano soffre inevitabilmente di questo rischio, perché l’idea della realizzazione delle promesse ebraiche e’ base della fede cristiana; quindi l’affermazione di questa fede contiene sempre un’implicita idea di integrazione, se non di superamento della fede ebraica”. Secondo Di Segni, ”la lingua del dialogo deve essere comune e il progetto deve essere condiviso. Se i termini del discorso sono quelli di indicare agli ebrei il cammino della Croce, non si capisce il perché di un dialogo e il perché di Assisi”. Sull’Osservatore di domani compare anche la replica di Koch, secondo cui ”non si intende sostituire lo Yom Kippur ebraico con la croce di Cristo, anche se i cristiani vedono nella croce ‘il permanente e universale Yom Kippur”’. La questione, comunque, ”non e’ sicuramente un ostacolo al fatto che cristiani ed ebrei, nel reciproco rispetto davanti alle rispettive convinzioni religiose, s’impegnino a promuovere la pace e la riconciliazione e s’incamminino insieme, così, verso Assisi”.
lunedì 11 luglio 2011
Concorso "Judaism in the age of new media" del Cdec : ben due livornesi in finale.
5771) il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (Cdec),
fondazione nazionale legata all'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
con sede a Milano,ha bandito un corcorso fotografico aperto a chiunque
interessato sul tema: "Judaism in the age of new media. New tools of
communication, representation and exchange". Alle immagini veniva
richiesto di mettere in luce come gli ebrei utilizzino le nuove tecniche
di comunicazione e come il mondo ebraico in generale si rapporti con i
nuovi strumenti multimediali.
A selezionare le 30 foto finaliste è stata un'apposita commissione
composta da esperti della comunicazione, dell'arte e della fotografia :
le foto saranno esposte in occasione della Giornata Europea della
Cultura Ebraica, il 4 settembre 2011, a Milano ma saranno anche visibili
accedendo al sito della Fondazione www.cdec.it .
La Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea - CDEC
onlus è un istituto storico culturale indipendente e senza fini di
lucro, con personalità giuridica, riconosciuto con DPR 17 aprile 1990,
con sede a Milano ed avente per scopo, secondo il suo primo Statuto del
1957, "la ricerca e l'archiviazione di documenti di ogni tipo
riguardanti le persecuzioni antisemite in Italia e il contributo ebraico
alla Resistenza" e la loro divulgazione.
Nel 1986, dopo vari ampliamenti, il CDEC si è costituito in Fondazione
Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea – CDEC.
La Fondazione CDEC rappresenta oggi il principale istituto italiano di
storia e documentazione dell'ebraismo contemporaneo in Italia. Svolge in
particolare attività di ricerca scientifica e divulgazione sulla storia
degli ebrei in Italia in età contemporanea, la Shoah, la memoria e la
didattica della Shoah in Italia, l'antisemitismo e il pregiudizio dal
secondo dopoguerra ai giorni nostri. Lo studio e la conoscenza di questi
temi vengono promossi attraverso un'ampia gamma di attività e
iniziative, fra cui:
- Acquisizione e conservazione di documenti d'archivio, fotografie,
pubblicazioni, materiali audiovisivi;
- Convegni, mostre, rassegne documentarie e cinematografiche;
- Seminari e corsi di aggiornamento, conferenze, iniziative di studio;
- Orientamento e consulenza a studiosi e istituzioni, nazionali e straniere;
- Pubblicazioni, realizzazione di mostre e documentari.
La Fondazione CDEC, per statuto, è soggetta alla vigilanza dell'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane (art. 17) nonché del Ministero per i
Beni e le Attività Culturali (art. 18).
Dal 1984 la Fondazione CDEC è inserita nella tabella degli istituti
culturali di rilevante interesse nazionale sostenuti dal Ministero per i
Beni e le Attività Culturali.
Nel 1992 l'Archivio della Fondazione è stato dichiarato di "notevole
interesse storico" dalla Soprintendenza per i Beni Archivistici della
Lombardia.
Quale consigliere della Fondazione per conto dell'Ucei, con grande
piacere anticipo che ben due artiste livornesi, Giuliana Ghelarducci e
Mariangela Braghieri, sono entrate nella top 30 delle immagini ,
selezione dalla quale uscirà la fotografia vincitrice (sono previste
altre menzioni).
Una soddisfazione per la nostra città e,pertanto, forza Giuliana, forza
Mariangela e....forza Livorno!
Gadi Polacco
Comunitando
www.livornoebraica.com
mercoledì 29 giugno 2011
L'UNIONE DELLE COMUNITA' EBRAICHE ITALIANE HA ISTITUITO UNA COMMISSIONE NAZIONALE SULLA LAICITA' DELLE ISTITUZIONI PUBBLICHE E LE SCUOLE EBRAICHE
L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, anche a seguito dei positivi esiti e degli stimoli evidenziatisi nel corso di una specifica giornata di studio tenutasi a Roma il 12.06.11, ha deciso di istituire una Commissione Nazionale "sulla laicità delle istituzioni pubbliche e le scuole ebraiche", temi di primo piano all'interno del dibattito in corso nel mondo ebraico italiano.
Coordinata dal Consigliere Raffaele Turiel ,sono stati chiamati a far parte della Commissione : Gadi Polacco , Consigliere CDEC (Centro di documentazione ebraica contemporanea) e confermato Consigliere della Comunità Ebraica di Livorno che spesso ha curato interventi sulla laicità per conto dell'Unione, Saul Meghnagi saggista, pedagogista e Presidente dell'Ass. "Hans Jonas", Ruth Dureghello Assessore alle Scuole della Comunità Ebraica di Roma, Marta Morello Preside della Scuola Ebraica di Torino, Paola Sereni insegnante e già preside delle scuole ebraiche di Milano e Claudia De Benedetti Vicepresidente in carica dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
Dopo un percorso di approfondimento la Commissione redigerà una relazione con proposte operative che saranno alla base delle determinazioni che assumerà l'Unione.
lunedì 27 giugno 2011
Una dichiarazione ritenuta incauta dell'Ambasciatore israeliano in Vaticano
Envoy backtracks on praise of Pius XII
After creating storm of controversy within Jewish world, Israeli ambassador to Vatican says his judgment was 'historically premature'
Reuters
An Israeli official who caused a storm in the Jewish world by praising Pope Pius XII for saving Jews during World War II backtracked on Sunday, saying his judgment was "historically premature".
The comments made last Thursday by Mordechai Levy, the Israeli ambassador to the Vatican, were some of the warmest ever made by a Jewish official about Pius. Most have been very critical of his record.
In an indication of how sensitive the subject of Pius is among Jews, Levy was quickly assailed by some Jewish groups, including Holocaust survivors. In a statement issued in what appeared to be an attempt to calm the dispute within the world Jewish community, Lewy said his comments were "embedded in a larger historical context". "Given the fact that this context is still under the subject of ongoing and future research, passing my personal historical judgment on it was premature," Levy said. The question of what Pius did or did not do to help Jews has tormented Catholic-Jewish relations for decades and it is very rare for a leading Jewish or Israeli official to praise Pius. Many Jews accuse Pius, who reigned from 1939 to 1958, of turning a blind eye to the Holocaust. The Vatican says he worked quietly behind the scenes because speaking out would have led to Nazi reprisals against Catholics and Jews in Europe. Lewy, speaking at a ceremony to honour an Italian priest who helped Jews, had said Catholic convents and monasteries opened their doors to save Jews in the days following a Nazi sweep of Rome's Ghetto on October 16, 1943. In his speech on Thursday night, Levy said: "There is reason to believe that this happened under the supervision of the highest Vatican officials, who were informed about what was going on." "So it would be a mistake to say that the Catholic Church, the Vatican and the pope himself opposed actions to save the Jews. To the contrary, the opposite is true," he said. Elan Steinberg, vice-president of the American Gathering of Holocaust Survivors and their Descendants, called Levy's comments unsustainable. "For any ambassador to make such specious comments is morally wrong. For the Israeli envoy to do so is particularly hurtful to Holocaust survivors who suffered grievously because of Pius's silence," Steinberg said in a statement. Steinberg said Lewy had "disgracefully conflated the praiseworthy actions of elements in the Catholic Church to rescue Jews with the glaring failure of Pope Pius to do so". When Pope Benedict visited Rome's synagogue last year, the president of the capital's Jewish community told him that Pius' "silence before the Holocaust" still hurt Jews because more should have been done. Many Jews responded angrily last year when the pope said in a book that Pius was "one of the great righteous men and that he saved more Jews than anyone else". Jews have asked that a process that could lead to Pius becoming a saint in the Roman Catholic Church be frozen until all the Vatican archives from the period have been opened and studied. 'Morally wrong comments'
venerdì 24 giugno 2011
Cinque anni or sono Hamas rapiva Gilad Shalit : è possibile un'iniziativa di solidarietà a Livorno?
Cinque anni or sono , il 25 giugno del 2006,nella località israeliana di Kerem Shalom non lontana dal confine con quella striscia di Gaza che Israele aveva evacuato un anno prima senza niente ricevere in cambio (nel caso ha poi ricevuto missili premeditatamente lanciati verso insediamente civili),veniva rapito un giovane soldato israeliano, con nazionalità anche francese, di nome Gilad Shalit.
Da allora quasi nulle sono state le notizie circa questo ragazzo rapito ed ingiustamente detenuto, con buona pace delle più elementari nozioni di rispetto dei diritti civili basilari e la sua sorte sembra non interessare affatto a coloro che invece,con scatto automatico, si ergono fieramente contro Israele (con i suoi pregi ed i suoi difetti isola di democrazia occidentale nell'area) ad ogni occasione,non di rado lavorando anche di fantasia.
Evidentemente Shalit,a certi occhi, ha il difetto di appartenere alla parte "cattiva" e quindi,sembra essere questa la conclusione,si merita quanto gli è accaduto,concetto che marcia terribilmente in parallelo con l'aberrante ,di fatto, giustificazione del terrorismo che alcuni propugnano in quanto sarebbe umana reazione alle difficili condizioni di vita patite (ma questo vale sempre solo per un rovescio della medaglia,quindi non anche per l'altro).
In questi anni, nel corso dei quali un crudele dosaggio di notizie spesso false, di irrisioni ed altre strumentalizzazioni da parte di Hamas e soci hanno caratterizzato la vicenda di Shalit, al quale vengono negati anche i minimi diritti riconosciuti dalle convenzioni internazionali, certi occhi hanno invece gettato uno sguardo a questa triste vicenda e sono sorte (a Roma,in altre parti d'Italia,in Francia ed in molti altri paesi) azioni di solidarietà : esposizioni di foto che ne ricordano l'inumana condizione,al pari di quella patita da tanti attivisti per i diritti umani, manifestazioni ed anche attribuzioni di cittadinanza onoraria per sottolineare che Shalit "è uno di noi",un cittadino che è stato privato,nemmeno sul campo di battaglia,della propria libertà e che viene occultato alla propria famiglia,privato dei propri affetti ed escluso dal mondo.
Ho già avuto modo in passato di perorare un'analoga iniziativa anche da parte della città di Livorno, in verità senza riscontro : torno oggi a farlo nella speranza che da questa terra che spesso richiama orgogliosamente la propria storia di libertà e "tolleranza" (uso questo termine pur provando una certa allergia) venga un segnale concreto nche per Gilad Shalit.
Gadi Polacco
Comunitando
www.livornoebraica.org
