LO SGUARDO LUNGO

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sabato 5 dicembre 2015

FESTA DELLE LUCI, CHANUKKA' 5776: DALLA SERA DEL 6 DICEMBRE MONDO EBRAICO IN FESTA

Mondo ebraico in festa ,dalla sera del 6 dicembre per otto giorni, nel ricorrere della "festa delle luci", Chanukkah,dell'anno 5776. Tra i dolci tipici di questa festa, nel mondo, ricordiamo a Livorno il castagnaccio.
Annota il sito www.ucei.it che "Chanukkà nel calendario autunnale è preceduta da circa due mesi in cui non c'è alcuna ricorrenza, a parte il sabato e i capomese. Probabilmente anche per questo l'atmosfera è particolarmente allegra e i bambini la aspettano con ansia.
La festa di Chanukkà, tra tutte le antiche ricorrenze ebraiche, è l'unica che non affondi in qualche modo le sue radici nella Bibbia e nei suoi racconti; è una festa stabilita dai Maestri del Talmud e ricorda un avvenimento accaduto in terra di Israele, nel 168 a.e.v.
Antioco Epifane di Siria – ottavo re della dinastia seleucide, erede di una piccola parte dell'Impero appartenuto ad Alessandro Magno – voleva imporre la religione greca alla Giudea. Le mire di ellenizzazione furono contrastate e impedite da Mattatià, un sacerdote di Modiin della famiglia degli Asmonei che insieme ai suoi sette figli, diedero avvio alla rivolta.
Chanukkà è conosciuta anche come la festa del miracolo dell'olio: quando dopo una strenua battaglia, il 25 di Kislev di tre anni dopo (165 a.e.v.), il Tempio fu riconquistato, si doveva procedere alla riconsacrazione. Nel Tempio però fu trovata una sola ampolla di olio puro recante il sigillo del Sommo Sacerdote. Per la preparazione di olio puro (viene considerato olio puro quello raccolto dalle prime gocce della spremitura delle olive) occorrevano otto giorni. Nel trattato talmudico di Shabbat (21b) leggiamo del grande miracolo che occorse: l'olio che poteva bastare per un solo giorno, fu sufficiente per otto giorni, dando così la possibilità ai Sacerdoti di prepararne dell'altro nuovo. In ricordo di quel miracolo, i Saggi del Talmud istituirono una festa di lode e di ringraziamento al Signore che dura appunto 8 giorni: Chanukkà che letteralmente, significa "inaugurazione".
La prima sera della festa si accende un lume su un candelabro speciale a nove bracci, e ogni sera, per otto giorni, se ne aggiunge uno in più, fino a che l'ottava seraaccendono 8 lumi. Questo candelabro si chiama Chanukkià e può avere diverse forme. L'indicazione è che gli otto contenitori per le candele siano tutti allineati alla stessa altezza e che il nono – lo shammash, il servitore, quello che serve per accendere gli altri lumi – sia in una posizione diversa.
I bambini ricevono regali e in particolare delle trottoline su cui compaiono le iniziali delle parole "Un grande miracolo è avvenuto lì".
Uno dei precetti relativi alla festa è quello di "rendere pubblico il miracolo", per questo si usa accendere i lumi al tramonto o più tardi, quando c'è ancora gente nelle vie, vicino alla finestra che si affaccia sulla strada, al fine di rendere pubblico il miracolo che avvenne a quel tempo. Negli ultimi anni nelle grandi piazze di alcune città italiane, si issa un'enorme Chanukkià i cui lumi vengono accesi in presenza di numerosi intervenuti"

COMUNITANDO-www.livornoebraica.org formula i migliori auguri.
חג חנוכה שמח




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giovedì 8 ottobre 2015

La scomparsa in Israele di Mario Della Torre : non dimenticò mai Livorno.

All'età di 98 anni è scomparso in Israele Mario Della Torre, una vita tra Livorno e Israele dove mai ha dimenticato la sua città natale : è dietro sua ispirazione che nella famiglia Della Torre (Migdali in ebraico) lo studio e il ricordo della nostra città è rimasto sempre forte.
A questo lavoro, oltre agli iscritti del defunto, si deve l'elaborazione grafica professionale,a colori,delle foto dell'antico Tempio di Livorno che Mario Della Torre tanto amò.
Sia il suo ricordo per benedizione.
COMUNITANDO
www.livornoebraica.org




IL NECROLOGIO DIFFUSO DALLA FAMIGLIA

Dear relatives and friends,

With great regret and sorrow, we announce the passing of a dear man, Meir Migdali (Mario Della Torre), who passed away on 06/10/2015 at ninety-eight years old.

Born on 13/08/1917 in the city of Livorno in Tuscany, Italy, to his parents, Hugo and Ida Della Torre. Educated at the Jewish elementary school and general high school in the city, and then attended the University of Pisa and received a doctorate in law.

During World War II, he stayed in Livorno with his parents and after the bombing of the city on 05.28.1943 had to flee as the Nazis conquered Italy (September 1943) and went into hiding in the city of Lucca.

After the end of the war in March 1945, Meir immigrated to Israel and settled in Kvutzat Yavne, married Bianca (Naomi) of the Massiach family and had two sons, Gamliel and Refael.

At Kvutzat Yavneh, Meir worked in farming and irrigation and was a member of the cultural committee. In 1957, he left the kibbutz and moved to Netanya with his family where he worked at the tannery "Elyon", while building his home in HaHashmonaim street.

In 1963, he was hired by the Assessing Department of the Netanya municipality where he worked for 19 years until his retirement.

Meir was modest, humble and honest, an artistan, humanist, writer and poet in spirit and soul, a highly educated autodidact.

His hobbies included writing, rhyming, and translating. He was known for his writings in the Jewish jargon of Livorno - the "Bagitto" - and is one of the few published authors of this unique dialect thanks to his book of sonnets, the "Trenta sonetti giudaico-livornesi".

He left behind a son, seven grandchildren and nine great-grandchildren.

Meir will always be remembered as a man of principle who remained true to his path, a lover of peace, a man of great patience and endless tolerance.

May his memory be blessed.

(Foto : Mario Della Torre zl)




venerdì 2 ottobre 2015

A Guardistallo intitolato a Elio Toaff il Parco della Pace

Il maltempo non è riuscito a fermare la suggestiva cerimonia con la quale stamani nello splendido comune collinare pisano di Guardistallo, il locale Parco della Pace è stato intitolato a Rav Elio Toaff (zl).
E' stato il dinamico Sindaco,Sandro Ceccarelli,a scoprire le targhe e l'effige (splendidamente realizzata da studenti dell'Accademia dell'Arte di Firenze) che da oggi danno un nome a quel luogo e significativamente poste nelle vicinanze del monumento che ricorda le vittime della strage nazista subìta dal paese il 29 giugno del 1944.

Il tutto è avvenuto alla presenza di un folto pubblico, numerose anche le Autorità civili, militari e religiose, unitamente alle rappresentanze, guidate dai rispettivi presidenti Gabbrielli e Mosseri, delle Comunità Ebraiche di Pisa e Livorno : era presente anche il pittore Daniel Schinasi.

Il ritratto, con la scritta shalom (in ebraico) nella parte alta, è accompagnato da una targa , dedicata al Rabbino Toaff, che recita (anche con traduzione ebraica) :
 "Annoverati tra gli studenti di Aròn: ama la pace e persegui la pace. "
Mishnà,trattato Avot  (1:12)

Nel delizioso Teatro Marchionneschi la cerimonia è proseguita con il canto, in ebraico tratto dal salmo 23, dei bambini delle scuole elementari : a seguire un omaggio musicale del mezzosoprano Laura Brioli.

Purtroppo un'indisposizione ha impedito a Giada Liscia Garrison, nipote del Rabbino Toaff, di offrire il proprio omaggio musicale accompagnata dal Maestro Sbolci : tramutando un'avversità in opportunità,l'intervento verrà recuperato in una prossima occasione.

Infine, prima di un aperitivo di saluto, sono intervenuti tra gli altri sul palco,oltre al Sindaco Ceccarelli, i Presidenti delle Comunità Ebraiche di Pisa e Livorno, Daniele Bedarida (nipote di Elio Toaff e Consigliere dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane), l'autore dell'effige posta al Parco della Pace e Gadi Polacco, Presidente Benè Berith,che ha anche letto il seguente messaggio di saluto del Prof.  Ariel Toaff :

"Un parco della pace a nome mio? E' un onore che forse non mi merito, ma che mi fa un immenso piacere". Cosi' avrebbe parlato nostro padre se avesse potuto essere qui a Guardistallo in occasione di questa significativa e commovente cerimonia. Uomo di pace e del dialogo politico e interreligioso, nostro padre con il suo caratteristico sorriso, con il suo spiccato senso umoristico e con il suo caratteristico parlare toscano, nella sua lunga vita e' sempre stato un alfiere della pace, della pacifica convivenza, del pluralismo religioso e della tolleranza. Nostro padre, come e' noto, ha combattuto nelle file della Resistenza con i partigiani. e si e' sempre opposto con tutte le sue forze alla xenofobia e al razzismo., considerati da lui come i mali peggiori e piu' detestabili di una societa' malata. C'e' chi ora vuole Elio Toaff livornese e chi pisano. La realta' e' che tutti hanno ragione. Infatti nostro padre e' nato e cresciuto a Livorno e ha studiato e si e' laureato a Pisa. Ma sono particolari biografici irrilevanti. La pace non parla soltanto in vernacolo giudeo-livornese o pisano. Il suo linguaggio e' universale ed e' inteso da tutti coloro che intendono capirlo e diffonderlo. Grazie alle autorita' di Guardistallo  per la loro scelta.  Grazie a Gauardistallo. E soprattutto grazie a te, indimenticabile babbo."

martedì 22 settembre 2015

COINCIDENZE DEL CALENDARIO : IN CONTEMPORANEA CON IL KIPPUR EBRAICO ANCHE LA FESTA ISLAMICA DELL' EID AL-ADHA

Come ricorda il sito Cool Israel contemporaneamente al Kippur il mondo
islamico celebrerà (23.09.15), invece,la ricorrenza denominata Eid
Al-Adha, con la quale si ricorda la disponibilità di Abramo a
sacrificare il figlio Ismaele ( nell'ebraismo Isacco, prova alla quale
viene sottoposto Abramo e che,naturalmente,non vedrà l'uccisione del
figlio).
Auguri quindi a quanti festeggiano questa ricorrenza

COMUNITANDO www.livornoebraica.org

lunedì 21 settembre 2015

Da martedi a mercoledi sera ( 22 e 23 settembre 2015) il solenne giorno ebraico del Kippur

Il dieci del mese di Tishrì cade lo Yom Kippur, giorno considerato come il più sacro e solenne del calendario ebraico.
E' un giorno totalmente dedicato alla preghiera e alla penitenza e vuole l'ebreo consapevole dei propri peccati, chiedere perdono al Signore. E' il giorno in cui secondo la tradizione Dio suggella il suo giudizio verso il singolo. Se tutti i primi dieci giorni di questo mese sono caratterizzati dall'introspezione e dalla preghiera, questo è un giorno di afflizione, infatti in Levitico 23:32 è scritto "voi affliggerete le vostre persone". E' un giorno di digiuno totale, in cui ci si astiene dal mangiare, dal bere e da qualsiasi lavoro o divertimento e ci si dedica solo al raccoglimento e alla preghiera; il digiuno che affligge il corpo ha lo scopo di rendere la mente libera da pensieri e di indicare la strada della meditazione e della preghiera.
Prima di Kippur si devono essere saldati i debiti morali e materiali che si hanno verso gli altri uomini. Si deve chiedere personalmente perdono a coloro che si è offesi: a Dio per le trasgressioni compiute verso di Lui, mentre quelle compiute verso gli altri uomini vanno personalmente risarcite e sanate.
Ci si deve avvicinare a questo giorno con animo sereno e fiduciosi che la richiesta di essere iscritti da Dio nel "Libro della vita", sarà esaudita. La purezza con cui ci si avvicina a questa giornata da alcuni è sottolineata dall'uso di vestire di bianco.
E' chiamato anche "Sabato dei sabati", ed è l'unico tra i digiuni a non essere posticipato se cade di sabato.
Kippur è forse la più sentita tra le ricorrenze e anche gli ebrei meno osservanti in questo giorno sentono con più forza il loro legame con l'ebraismo. Un tempo, gli ebrei più lontani venivano detti "ebrei del Kippur" perché si avvicinavano all'ebraismo solo in questo giorno.
L'assunzione della responsabilità collettiva è un altra delle caratteristiche di questo giorno: in uno dei passi più importanti della liturgia si chiede perdono dicendo "abbiamo peccato, abbiamo trasgredito….". La liturgia è molto particolare e inizia con la commovente preghiera di Kol Nidrè, nella quale si chiede che vengano sciolti tutti i voti e le promesse che non possono essere state mantenute durante l'anno.
Questa lunga giornata di 25 ore viene conclusa dal suono dello Shofàr, il corno di montone, che invita di nuovo al raccoglimento, e subito dopo dalla cerimonia di "separazione" dalla giornata con cui si inizia il giorno comune ( dal sito Ucei.it)

Foto : uno dei tanti testi ebraici editi a Livorno. 1858, libro per il Giorno del Kippur, editore Belforte



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sabato 12 settembre 2015

IL MONDO EBRAICO ENTRA NELL'ANNO 5776

Dalla sera di domenica 13 settembre 2015 sino alla sera di martedi 15 il mondo ebraico celebra il proprio Capodanno, ovvero la solennità di Rosh Hashanà, entrando nell'anno 5776.
Da parte di COMUNITANDO - www.livornoebraica.org auguri di Shanà tovà, buon anno.
שנה טובה ומתוקה

Rosh Ha Shanah

Rosh Ha-Shanah, il capodanno ebraico, cade i primi due giorni del mese di Tishrì ed è il capo d'anno per la numerazione degli anni, per il computo dei giubilei e per la validità dei documenti. Ha un carattere e un'atmosfera assai diversi da quella normalmente vigente nel capo d'anno "civile" in Italia. Infatti è considerato giorno di riflessione, di introspezione, di auto esame e di rinnovamento spirituale. E' il giorno in cui, secondo la tradizione, il Signore esamina tutti gli uomini e tiene conto delle azioni buone o malvagie che hanno compiuto nel corso dell'anno precedente. Nel Talmud infatti è scritto "A Rosh Ha-Shanah tutte le creature sono esaminate davanti al Signore". Non a caso tale giorno nella tradizione ebraica è chiamato anche "Yom Ha Din", il giorno del giudizio. Il giudizio divino verrà sigillato nel giorno di Kippur, il giorno dell'espiazione. Tra queste due date corrono sette giorni che sommati ai due di Rosh Ha-Shanà e a quello di Kippur vengono detti i "dieci giorni penitenziali".
Rosh Ha-Shanah riguarda il singolo individuo, il rapporto che ha con il suo prossimo e con Dio, le sue intenzioni di miglioramento.
Nella Torà, (Levitico 23:23,24) il primo giorno del mese di Tishrì è designato come "giorno di astensione dal lavoro, ricordo del suono, sacra convocazione", e nuovamente in Numeri (29:1,6) è ripetuto che è "un giorno di suono strepitoso": un altro dei nomi di questa festa è "Yom Teru'a", giorno del suono dello Shofar, il grande corno. In ottemperanza al comando biblico in questo giorno viene suonato lo Shofar, simbolo del richiamo all'uomo verso il Signore. Questo suono serve a suscitare una rinascita spirituale e a portare verso la teshuvà, il pentimento, il ritorno verso la giusta via. Lo Shofar, oltre a chiamare a raduno, ricorda l'episodio biblico del "sacrificio" di Isacco, sacrificio in realtà mai avvenuto in quanto fu sacrificato un montone al posto del ragazzo. Il corno deve essere di un animale ovino o caprino in ricordo di questo episodio. Inoltre lo shofar ricorda il dono della Torà nel Sinai che era accompagnato da questo suono e allude anche al Grande Shofar citato in Isaia (27:13) "E in quel giorno suonerà un grande shofar", annunciatore dei tempi messianici.
I suoni che vengono emessi da questo strumento sono di diverso tipo: note brevi, lunghe e interrotte; secondo una interpretazione esse sono emesse in onore dei patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe.
Rosh Ha-Shanah è chiamato anche Giorno del Ricordo, infatti la tradizione vuole che Dio proprio in questa data abbia finito la Sua opera di creazione e sarebbe stato creato Adamo, il primo uomo.
Un uso legato a questa giornata vede l'ebreo recarsi verso un corso d'acqua o verso il mare e lì recitare delle preghiere e svuotarsi le tasche, atto che rappresenta simbolicamente il disfarsi delle colpe commesse e un impegno simbolico a rigettare ogni cattivo comportamento, come scritto nel libro biblico di Michà : "Getterai i nostri peccati nelle profondità del mare".
Gli ebrei azkenaziti in questo giorno vestono di bianco, simbolo di purezza e rinnovamento spirituale. Anche i rotoli della Torà e l'Arca vengono vestiti di questo colore. Quest'usanza può essere ricondotta al verso di Isaia (1:18) in cui è scritto: "quand'anche i vostri peccati fossero come lo scarlatto, diverranno bianchi come la neve".
A Rosh Ha-Shanah si usa mangiare cibi il cui nome o la cui dolcezza possa essere ben augurante per l'anno a venire. Il pane tipico della festa assume una forma rotonda, a simbolo della corona di Dio e anche della ciclicità dell'anno. Con l'augurio che l'anno nuovo sia dolce, si usa mangiare uno spicchio di mela intinta nel miele. Si usa anche piantare dei semini di grano e di granturco che germoglieranno in questo periodo, in segno di prosperità.
( da www.ucei.it )





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martedì 7 luglio 2015

A UN ANNO DALLA SCOMPARSA DI MARIO CANESSA , GIUSTO TRA LE NAZIONI





L'ottimo Mauro Zucchelli, su Il Tirreno del 5 c.m., si chiede e ci chiede :"non fosse stato per i partigiani dell'Anpi chissà se la città si sarebbe ricordata di lui....".
Il "lui" citato è Mario Canessa, scomparso da un anno : certamente Mauro se ne sarebbe ricordato e infatti ne traccia un ampio e sincero ricordo  (sfugge poco al suo taccuino....) ma confido che molti altri, ad esempio nel mondo ebraico e cattolico, si sarebbero certamente ricordati di questo particolare personaggio del quale, solo in età assai avanzata, emerse nei dettagli la biografia,in seguito alla quale ricevette il riconoscimento di "Giusto tra le Nazioni" oltre ad altri attestati ,come la "Livornina" ricevuta dal Comune di Livorno e quello da parte del Presidente Napolitano per citarne alcuni.
Gli ebrei livornesi ben ricordano Canessa per le sue numerose visite al Tempio e alla Comunità alla quale, inoltre, volle effettuare una generosa donazione : nel 2010  un nuovo Sefer Torah (il "rotolo della Legge") venne dedicato a lui e ai Deportati livornesi.
In quell'occasione Rav Giuseppe Laras, presente alla cerimonia, efficacemente sintetizzò nel suo  intervento come i Giusti,coloro che pertanto non accettarono le aberrazioni del  nazifascismo, "riconciliano" per quanto possibile il mondo ebraico con quella società che pervicacemente e scientemente perseguitò anche nel nostro paese gli ebrei.
Livornese di adozione (nacque a Volterra nel 1917), negli anni del nazifascismo Canessa ha aiutato molti ebrei e prigionieri di guerra a fuggire in Svizzera: poliziotto di servizio a Tirano, non esitò a mettere a repentaglio la propria sicurezza per salvare  persone che spesso neppure conosceva: in seguito la sua carriera lo portò al livello di Dirigente Generale al Ministero degli Interni.
Nella sua biografia ufficiale si legge:
"nei mesi di settembre/ottobre del 1943, Canessa riuscì ad ospitare per 24 giorni nella sua casa di Tirano, in piazza Cavour n.4, in attesa di ripararle in Svizzera, le due cittadine ungheresi ebree Flora Lusz e la figlia Noemi Gallia, prive di tessera annonaria, giunte a Tirano accompagnate dall'amico Alfredo Garufi, funzionario dell'ufficio stranieri della Questura di Milano. Il padre di Noemi, noto ebreo ungherese a Milano, era stato consigliere dell'ammiraglio Horthy e proprietario della banca Gallia che aveva sede nella Galleria Vittorio Emanuele a Milano, procuratosi un passaporto svedese, espatriò in Svizzera nei primi anni del conflitto.Si precisa che Mario Canessa dopo l'8 settembre 1943 prestava servizio in qualità di agente di Pubblica Sicurezza nell'ufficio di settore di polizia di frontiera al confine italo-svizzero. Nella notte del 10-11 dicembre 1943, Mario Canessa condusse, unitamente al brigadiere Giovanni Marrani,  al di sopra del valico di Sasso del Gallo, Ciro De Benedetti, ragazzo ebreo di 8 anni che viveva a Milano, consegnandolo al Sig.Amarca, comandante della gendarmeria del posto di frontiera di Campocologno (Canton Grigioni - Svizzera). Riportarono indietro un biglietto firmato dal ragazzo sul quale venne apposto il timbro datario della gendarmeria e due giorni dopo riuscirono a consegnarlo ai genitori Mario e Theresia Herz che erano stati arrestati e rinchiusi nel carcere di Tirano in attesa, come poi avvenne,  di essere deportati nei campi di sterminio dai quali non fecero più ritorno. La nonna Corinna Siszi ottuagenaria e claudicante di Ciro, per le sue precarie condizioni, fu invece affidata al compagno Pietro Vettrici di Baruffini e collocata in una grande gerla, e trasportata a spalle fino a Campocologno e consegnata all'ufficio rifugiati. Ciro De Benedetti è tuttora vivente ed abita a Milano"
Il ricordo del Giusto Mario Canessa sia per benedizione.
Gadi Polacco

(foto dal sito de Il Tirreno)