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lunedì 11 dicembre 2017

DAL 12 DICEMBRE 2017 LA FESTA EBRAICA DI HANUCCHA'. DICEMBRE, MESE "INTERRELIGIOSO" : AUGURI AI VARI CREDENTI


ANCHE QUESTO DICEMBRE VEDRA' INCONTRARSI FESTIVITA' DI VARIE RELIGIONI : AUGURI QUINDI AI VARI FEDELI PER RISPETTIVE  RICORRENZE E BUONE COSE ANCHE A CHI NON CREDE .

Comunitando

www.livornoebraica.org


LA FESTA EBRAICA DI HANUCCHA' (dal sito www.ucei.it)

Antioco Epifane di Siria – ottavo re della dinastia seleucide, erede di una piccola parte dell'Impero appartenuto ad Alessandro Magno – voleva imporre la religione greca alla Giudea. Le mire di ellenizzazione furono contrastate e impedite da Mattatià, un sacerdote di Modiin della famiglia degli Asmonei che insieme ai suoi sette figli, diedero avvio alla rivolta.

Chanukkà è conosciuta anche come la festa del miracolo dell'olio: quando dopo una strenua battaglia, il 25 di Kislev di tre anni dopo (165 a.e.v.), il Tempio fu riconquistato, si doveva procedere alla riconsacrazione. Nel Tempio però fu trovata una sola ampolla di olio puro recante il sigillo del Sommo Sacerdote. Per la preparazione di olio puro (viene considerato olio puro quello raccolto dalle prime gocce della spremitura delle olive) occorrevano otto giorni. Nel trattato talmudico di Shabbat (21b) leggiamo del grande miracolo che occorse: l'olio che poteva bastare per un solo giorno, fu sufficiente per otto giorni, dando così la possibilità ai Sacerdoti di prepararne dell'altro nuovo. In ricordo di quel miracolo, i Saggi del Talmud istituirono una festa di lode e di ringraziamento al Signore che dura appunto 8 giorni: Chanukkà che letteralmente, significa "inaugurazione".

La prima sera della festa si accende un lume su un candelabro speciale a nove bracci, e ogni sera, per otto giorni, se ne aggiunge uno in più, fino a che l'ottava sera si accendono 8 lumi. Questo candelabro si chiama Chanukkià e può avere diverse forme. L'indicazione è che gli otto contenitori per le candele siano tutti allineati alla stessa altezza e che il nono – lo shammash, il servitore, quello che serve per accendere gli altri lumi – sia in una posizione diversa.
I bambini ricevono regali e in particolare delle trottoline su cui compaiono le iniziali delle parole "Un grande miracolo è avvenuto lì".

Uno dei precetti relativi alla festa è quello di "rendere pubblico il miracolo", per questo si usa accendere i lumi al tramonto o più tardi, quando c'è ancora gente nelle vie, vicino alla finestra che si affaccia sulla strada, al fine di rendere pubblico il miracolo che avvenne a quel tempo. Negli ultimi anni nelle grandi piazze di alcune città italiane, si issa un'enorme Chanukkià i cui lumi vengono accesi in presenza di numerosi intervenuti.




FOTO : Hanucchià (il lume della festa) al Muro Occidentale ("Muro del Pianto") a Gerusalemme










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mercoledì 15 novembre 2017

SHALOM RAV LARAS !





                                                                                                                                                                             
SHALOM RAV LARAs


שלום     
    

E' scomparso stamani a Milano il Rabbino Prof. Giuseppe Laras, zl. Rabbino Capo a Livorno dal 1968 sino all'incarico milanese: subentrò nella cattedra rabbinica labronica a mio padre, Rav Bruno G.Polacco,zl, mancato nel 1967. Innumerevoli i ricordi che mi legano, alla pari di tanti livornesi anche non appartenenti alla Comunità, alla figura di questo grande Maestro il cui ricordo e il cui operato rimarranno patrimonio inestimabile per il mondo ebraico e per la società italiana nella quale, tra i molti suoi contributi, è stato uomo di dialogo.Livorno gli è sempre rimasta nel cuore , come ho constatato anche pochi mesi or sono andando a trovarlo, e viceversa sarà per noi.  La sua sepoltura avverrà in Israele. Il suo ricordo sarà certamente di benedizione.
Gadi Polacco



Un ritratto del Rav Prof.  Giuseppe Laras,zl, scritto in occasione dei suoi 80 anni (2015) dal Dr. Vittorio Robiati Bendaud 

( dal sito della Comunità Ebraica di Milano http://www.mosaico-cem.it )

Un uomo che ha segnato quarant'anni dell'ebraismo italiano e che ha ordinato numerosi rabbini; il grande propulsore del dialogo ebraico-cristiano; l'intellettuale ebreo, studioso del pensiero ebraico, noto a laici e religiosi, anche fuori dai confini italiani ed europei. Ecco che significa festeggiare gli ottant'anni di Rav Giuseppe Laras, il 6 aprile 2015.
Scrivere di Rav Laras in occasione del suo ottantesimo compleanno non è facile, perché è difficile selezionare che cosa dire, data la mole di informazioni, eventi, studi, prese di posizione che lo riguarda, non solo in lingua italiana o in lingua ebraica.
È anche difficile perché l'uomo non è un tipo facile: è timido, riservato, poco incline alle confidenze, talvolta scontroso, burbero e persino intrattabile, certamente esigente; ma, al contempo, è anche ironico e pieno di sense of humour, profondamente buono e dall'intelligenza vivace, ben disposto e comprensivo verso la fragilità e le difficoltà delle persone, naturalmente elegante di un'eleganza demodé e un po' "stropicciata". I primi tratti che ho descritto della sua personalità sono quelli che ne hanno fatto un mistero per molti, che non lo compresero, si ché avvertirono e tuttora avvertono una certa "distanza" e freddezza da parte sua. C'è poi il Rav Laras che conosciamo io e altre persone, a cui siamo legati per vincoli di affetto, amicizia, stima e studio, per cui, come è noto, ha-ahavah meqalqeleth et ha-shurah (l'affetto altera il giudizio).
Sono tre i grandi cammei, certamente veri, ma assai incompleti e decontestualizzati, con cui i più, ebrei e no, si riferiscono al Rav:
I. Rav Laras "il Sopravvissuto" a una delle tante atroci storie "private", dall'esito drammatico, della Shoah, ove perse, vedendole scomparire per sempre dai suoi occhi, sua mamma e sua nonna; lui, fuggitivo solitario di notte, ancora bambino, dalla Torino della guerra, che perse per lo shock la parola per alcuni mesi;
II. Rav Laras l' "uomo del Dialogo", circa il dialogo ebraico-cristiano in particolare, di cui è tra i precursori, tra gli interpreti più coraggiosi e tra i maggiori araldi e animatori, ma anche in relazione al difficile dialogo interreligioso con l'Islàm, dato che fu lui a inaugurare e tenacemente mantenere i rapporti con la CoReIs prima e con alcune altre associazioni culturali islamiche poi, ivi inclusa la partecipazione agli incontri della Conférence Européenne des Imam et des Rabbins, invitato dall'allora Grande Rabbino di Francia -suo caro amico- Rav R. S. Sirat;
III. Rav Laras "il Professore", docente universitario a Pavia e a Milano, dopo il successo negli studi di giurisprudenza prima (dove ebbe per docenti Norberto Bobbio e Stefano Rodotà) e di filosofia poi (dove studiò con Nicola Abbagnano e Mario Tronti).
Per cercare di capire Rav Laras, tuttavia, volenti o nolenti, dobbiamo inquadrare -e restituire- il suo profilo principale, il più delicato, che gli è costato non pochi oppositori, detrattori e nemici, ossia Rav Laras "il rabbino", il che è inscindibilmente anche correlato alla sua attività di studioso del pensiero ebraico e di animatore italiano del Sionismo.
Per sintetizzare, ma con il rischio di banalizzare, sono due i caratteri principali alla base della sua attività rabbinica: un ponte, anche biografico, tra ebraismo italiano e mondo sefardita –specie per quanto concerne la Halakhah e il rapporto Torah-Madda-, ove per mondo "sefardita" non si intende quello orientale e nord-africano, bensì i grandi centri spagnolo-portoghesi di Livorno, Venezia, Ferrara, Ancona, Amsterdam e Londra. E Rav Laras, pur essendo torinese per nascita e formatosi alla scuola di Maestri dell'ebraismo italiano, è anche di origine livornese, dunque di quel particolare mondo sefardita, come spesso lui stesso orgogliosamente rivendica; in secondo luogo, una linea mediana ortodossa tra "interno" e "esterno", tra studi profani e studi religiosi, che gli ha alienato il (dubbio) privilegio di una claque di sostenitori, trovando resistenze sia tra alcuni laici –specie quelli liberal e radical chic- sia tra alcuni religiosi, in particolar modo se pseudo-tali o poco preparati.
Rav Laras ha avuto il privilegio di ascoltare le lezioni di una delle massime autorità ashkenazite del '900, il Rav Yechiel Ya'aqòv Weinberg, autore della fondamentale opera di Halakhah "Seridé Esh", con cui ebbe più volte occasione di studiare, recandosi spesso anche in Svizzera alla Yeshivah di Montreux (con Weinberg studiarono, tra gli altri, Rav E. Berkovits e il Rebbe di Lubavitch). Rav Weinberg insegnò presso il seminario rabbinico ortodosso berlinese Hildesheimer, succedendo a un altro grande posèq del Novecento, Rav Davìd Hofmann, autore dell'opera di Halakhah Melammed le-Hoìl, su cui il compianto Rav Dario Disegni –tra i principali e più cari Maestri di Rav Laras- faceva allora studiare ed esercitare i giovani talmidìm della Scuola Rabbinica Margulies di Torino, da lui fondata. Va specificato che Rav Hofmann fu allievo diretto del Rav Azriel Hildesheimer, entrambi fautori di una ortodossia ebraica disposta ad affiancare positivamente lo studio approfondito delle discipline profane (scientifiche, giuridiche e filosofiche) allo studio della Torah e delle fonti tradizionali.
Riconnettersi idealmente -pur con le mille differenze, talora anche molto pronunciate, che contraddistinguono queste voci del mondo ortodosso ashkenazita- a Maestri quali Hofmann, Hildesheimer e Wienberg, significa, come è stato per Rav Laras, frequentare e conoscere per tangenza le opere di altre autorità rabbiniche ashkenazite dell' '800 e '900 quali Shimshon Raphael Hirsch e Yitzkhaq ben Ya'aqòv Reines (tra i padri del Sionismo religioso), giungendo sino alle voci della Modern Orthodoxy americana dei rabbini E. Berkovits e di J.D.B. Soloveitchick.
Ma Rav Laras è anzitutto un rabbino italiano e la guida principale dei suoi studi fu il già ricordato rabbino capo di Torino Rav Dario Disegni, rinnovatore e promotore degli studi rabbinici in Italia nel secondo dopoguerra, assieme a Rav Elia Samuele Artom, con cui studiava Talmùd la mattina presto prima di andare a scuola, e, quando una mattina per caso il giovane Giuseppe era in ritardo per la sveglia, la mattina successiva Rav Artom anticipava la lezione alle quattro. Rav Laras –in privato lo ricorda spesso- crebbe studiando con Rav Dario Disegni, il quale voleva e si raccomandava che i "suoi" rabbini fossero buoni e preparati hazzanìm (cantori sinagogali), valevoli shochatìm (macellai rituali) e, quindi, tutto ciò premesso, avveduti e potenzialmente autonomi rabbanìm (rabbini), meglio se anche laureati, come auspicava. La "linea" di Rav Disegni, che appunto prevedeva, tra gli altri, il riferimento ad autorità halakhiche quali David Hofmann, era quella invalsa da secoli presso il rabbinato italiano, che ebbe come massimi interpreti nell'800 i grandi Maestri I. S. Reggio, S. D. Luzzatto ed E. Benamozegh. Tuttavia la tradizione ebraica italiana, ben prima dei Maestri appena ricordati, già da alcune centinaia di anni, accostava, pur se non sempre pacificamente, agli studi religiosi tradizionali, quelli scientifici e filosofici. Si pensi così a Autorità halakhiche riconosciute in tutto il mondo e ben studiate da Rav Laras, quali Ishmael ha-Cohen (Laudadio Sacerdoti, XVIII sec.) e ai suoi responsi (Zera Emeth); a Yitzkhàq Lampronti (XVII-XVIII sec.), autore del Pachàd Yitzkhàq –la prima monumentale enciclopedia halakhica al mondo-; al grande Malachì ha-Cohen (XVII-XVIII sec.), talmudista insigne autore del celebre scritto Yad Malachì, uno dei primi grandi dizionari talmudici; a Shimshòn Morpurgo (XVII-XVIII sec.), autore del noto testo di Halakhah Shemesh Tzedaqà; a Moshè Zaccuto noto come Remaz (XVII sec.), a Leon da Modena (XVII sec.) e alle sue teshuvoth, a Ovadyah Sforno (XV-XVI sec)e a Ovadyah da Bertinoro (XV-XVI sec.). Si tratta per lo più di Maestri che in genere seppero coniugare, pur con diversa intensità, la Halakhah con la cultura scientifica e umanistica loro contemporanea.
È chiaro che vi è un precedente, un archetipo sefardita per eccellenza in relazione a tutto ciò, pur tra le mille difficoltà che sorgono e sempre sorgeranno in relazione alla sua comprensione, il Rambàm, Mosè Maimonide. E Rav Laras è appunto un insigne studioso del pensiero di Rambàm. Tuttavia, anche per davvero comprendere la passione maimonidea di Rav Laras, occorre fare un'incursione nel mondo della Halakhah. Il motivo è che –come ricorda spesso Rav Laras- pur conoscendo, recependo e apprezzando lo Shulkhàn 'Arùkh di Rav Yosef Caro, gli italiani in genere tradizionalmente erano soliti apprendere e insegnare la Halakhah, al pari degli yemeniti, riferendosi in primis a Maimonide e alla sua opera di codificazione, il Mishneh Torah. Così gli fu insegnato e così gli venne confermato da due celeberrime autorità rabbiniche sefardite con cui ebbe modo più volte di studiare: da giovanissimo, seppur in poche occasioni, con Rav Bentziòn M. Hai 'Uzziel, Rabbino Capo sefardita di Israele e autore dell'importante e celebre opera di Halakhah Mishpeté 'Uzziel, che lo interrogò proprio sul Maimonide, raccomandandogli, in quanto italiano e sefardita, di basarsi in primis su Rambàm; successivamente, con l'amico e maestro Rav Yosef Kappakh (o Kafikh), autorità halakhica yemenita, traduttore e curatore contemporaneo dell'opera di Maimonide, anch'egli sostenitore della "vicinanza" tra italiani e yemeniti nella ricezione della linea maimonidea nei saperi e nella Halakhah. Non è dunque un caso, ad esempio, che Rav Laras sia inoltre legato da vincoli di amicizia al noto intellettuale israeliano e grande studioso di Maimonide Aviezer Ravitzky.
Quando si tratta di Maestri contemporanei nell'ambito della Halakhah, chi conosce Rav Laras sa che egli ama rifarsi, oltreché a Rav 'Uzziel, a Rav Hayyìm David ha-Levì e al suo caro amico e insigne autorità halakhica, scomparso nel 2003, Rav Shalom Messas, all'epoca Rabbino Capo di Gerusalemme.
Vi è ancora un nome, molto celebre in Francia e ancor più in Israele, tra i Maestri di Rav Laras, quello di colui che più lo ha ispirato assieme a Rav D. Disegni, il grande Rav Leon Ashkenazi, di cui fu a lungo allievo e amico, sino agli ultimi giorni di vita di Manitou, come era chiamato dai suoi discepoli. E con Leon Ashkenazi, obbligatoriamente, si deve parlare di pensiero ebraico.
Rav Laras, almeno in Italia, è tra i pochi ad aver conosciuto personalmente, incontrandoli in più occasioni, Martin Buber e lo scrittori Shemuel Agnon. Il Rav, inoltre, ha avuto modo di studiare, formarsi, incontrarsi e confrontarsi a lungo con tre pilastri del pensiero ebraico del '900, per lo più ignoti in Italia: Nechama Leibovits, Shemuel Hugo Bergman e Nathan Rotenstreich.
Vi è, infine, un'altra amicizia intellettuale di cui è necessario e fondamentale rendere conto, quella tra Rav Laras e lo scomparso Meir Benayahu, figlio del Rabbino Capo di Israele Yitzkhaq Nissìm (con cui Rav Laras ebbe anche modo, seppur fugacemente, di studiare Halakhah). L'amicizia con Meir Benayahu è documentata da alcuni articoli a quattro mani, tramite i quali, Rav Laras entrò anche in contatto, come testimoniato da una corrispondenza, con Ghershom Scholem, che gli fece alcuni appunti, dandogli preziose indicazioni di studio e di ricerca. Ritroviamo, da ultimo, Rav Laras in alcune voci da lui redatte in quel grandioso monumento letterario della cultura ebraica che è la Encyclopedia Judaica.

Chi scrive ha raccolto con fatica in vari anni, nei rari momenti (pochi) in cui Rav Laras si è "sbottonato" circa i suoi studi e le sue frequentazioni intellettuali, queste preziose informazioni, altrimenti scrupolosamente occultate dal Rav che è molto restio circa i suoi fatti privati, cercando adesso di restituire al lettore il complesso puzzle della biografia rabbinica di Giuseppe Laras.
Ci sarebbe forse anche da aggiungere che Rav Laras ha ordinato molti rabbini; che il padre Samuele Guglielmo non voleva che facesse il rabbino (obbligandolo così prima a laurearsi in Giurisprudenza); che Leon Ashkenazi lo considerava una schiappa a calcio; che, infine, è stata la moglie, la Signora Elena Ester, a incoraggiarlo a studiare medicina come terza laurea, cosa che però il Rav dovette alla fine dissuadersi dal fare.
Essendo giunto alle conclusioni, vorrei articolarle in tre brevi snodi. Il primo riguarda Rav Laras in quanto autorità rabbinica e Maestro dell'ebraismo italiano contemporaneo, tra gli ultimi eminenti esponenti, noti e apprezzati anche all'estero, della "linea italiana", profondamente ancorata alla Tradizione e a questa dichiaratamente fedele, pur al contempo apprezzando l'apertura positiva e intelligente verso il mondo e la cultura esterni. Un modello di religiosità e di osservanza, quello proposto e vissuto dal Rav, poco incline a modernismi alla moda, come pure a rigorismi e a lassismi entrambi troppo facili per quanto opposti, eppure a suo modo elastico, alla ricerca –talora inquieta- di una maimonidea via mediana.
Il secondo snodo riguarda Rav Laras in quanto interprete e studioso del pensiero ebraico. Rav Laras è tra i pochissimi che sappia davvero di che cosa si stia parlando, e uno dei suoi scritti più recenti "Ricordati dei giorni del mondo" ne rende ampiamente testimonianza. Rav Laras è infatti l'unico in Italia che poteva permettersi legittimamente di incrinare, come in parte sta cercando di fare, l'invalso trend di collegare il pensiero ebraico in primo luogo e unicamente al mondo della filosofia greca e occidentale in genere, piuttosto che a quello della Halakhah. Rav Laras sta così dando a molti intellettuali italiani -ebrei, cristiani e non credenti- un avvertimento culturale, sia per contenuti sia metodologico, circa la comprensione limitata -e dunque falsata ed erronea- del pensiero ebraico (specialmente moderno e contemporaneo) se sulla base principalmente delle opere, pur importanti e imprescindibili, di alcuni pensatori ebrei del Novecento molto noti (H. Cohen, L. Baeck, F. Rosenzweig, M. Buber, A. J. Heschel, E. Lévinas), che però sono per lo più abbastanza distanti dall'autocoscienza e dal generale sentire degli ebrei osservanti e dei rabbini, sia in Italia sia nel resto della Diaspora sia in Israele. Circa questo secondo snodo, infine, va detto che Rav Laras, anche per quel che concerne il Dialogo interreligioso ed ebraico-cristiano in particolare, ha insistito e continua a insistere sulla centralità di un positivo, continuo e costruttivo riferimento al pensiero sionista.
Il terzo e ultimo snodo riguarda cosa di lui ebbe a scrivere un suo caro amico cristiano, che non potevo non menzionare, il card. Carlo Maria Martini, che così si espresse in una lettera che mi inviò alcuni anni fa: "Sono stato vicino all'impegno del Rav Giuseppe Laras per almeno ventidue anni, e anche in seguito ho potuto incontrarlo e godere della sua bontà e amicizia. Ho sempre visto in lui un vero gentiluomo, pieno di rispetto e di riserbo, ma insieme un uomo di profonda preghiera, un conoscitore esperto delle Sacre Scritture, un servitore di Dio e del Suo popolo". Parimenti, così gli scrisse recentemente Rav Jonathan Sacks, emerito Grande Rabbino di Inghilterra e del Commonwealth: "It has been a great privilege knowing you these past years, and knowing how blessed the Jewish people is to have spiritual leaders like yourself. You are a man of wisdom, tolerance and great generosity of spirit, and may Hashem continue to bless all you do."

Per concludere, vorrei finire con una frase sintetica che Rav Laras usa spesso per introdurre il pensiero di uno dei più grandi Maestri di Israele di tutti i tempi, il cui studio molto ancora lo appassiona, Sa'adyah Gaòn: "per ben credere occorre saper ben ragionare". Credo che questa frase fotografi, a più livelli, e anche in filigrana, molto di Rav Laras.

mercoledì 8 novembre 2017

"PRESIDENTI" , il 19 novembre presentazione presso la LIBRERIA BELFORTE di Livorno

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giovedì 28 settembre 2017

SABATO, CON INIZIO VENERDI 29 SETTEMBRE SERA, IL SOLENNE GIORNO EBRAICO DEL KIPPUR DELL'ANNO 5778

SABATO ( INIZIO VENERDI SERA)  IL MONDO EBRAICO OSSERVA IL SOLENNE GIORNO DEL KIPPUR

Dopo il recente Capodanno che ha introdotto l'anno 5778 del calendario ebraico (lunare) ecco approssimarsi il solenne giorno del Kippur che quest'anno coinciderà con lo Shabbath, ovvero il Sabato ebraico che ha inizio il venerdi sera per concludersi al tramonto del giorno seguente.
Giorno di "espiazione" e riflessione,ecco come lo descrive il sito dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane:
"Il dieci del mese di Tishrì cade lo Yom Kippur, giorno considerato come il più sacro e solenne del calendario ebraico.
E' un giorno totalmente dedicato alla preghiera e alla penitenza e vuole l'ebreo consapevole dei propri peccati, chiedere perdono al Signore. E' il giorno in cui secondo la tradizione Dio suggella il suo giudizio verso il singolo. Se tutti i primi dieci giorni di questo mese sono caratterizzati dall'introspezione e dalla preghiera, questo è un giorno di afflizione, infatti in Levitico 23:32 è scritto "voi affliggerete le vostre persone". E' un giorno di digiuno totale, in cui ci si astiene dal mangiare, dal bere e da qualsiasi lavoro o divertimento e ci si dedica solo al raccoglimento e alla preghiera; il digiuno che affligge il corpo ha lo scopo di rendere la mente libera da pensieri e di indicare la strada della meditazione e della preghiera.
Prima di Kippur si devono essere saldati i debiti morali e materiali che si hanno verso gli altri uomini. Si deve chiedere personalmente perdono a coloro che si è offesi: a Dio per le trasgressioni compiute verso di Lui, mentre quelle compiute verso gli altri uomini vanno personalmente risarcite e sanate.
Ci si deve avvicinare a questo giorno con animo sereno e fiduciosi che la richiesta di essere iscritti da Dio nel "Libro della vita", sarà esaudita. La purezza con cui ci si avvicina a questa giornata da alcuni è sottolineata dall'uso di vestire di bianco.
E' chiamato anche "Sabato dei sabati", ed è l'unico tra i digiuni a non essere posticipato se cade di sabato.
Kippur è forse la più sentita tra le ricorrenze e anche gli ebrei meno osservanti in questo giorno sentono con più forza il loro legame con l'ebraismo. Un tempo, gli ebrei più lontani venivano detti "ebrei del Kippur" perché si avvicinavano all'ebraismo solo in questo giorno.
L'assunzione della responsabilità collettiva è un altra delle caratteristiche di questo giorno: in uno dei passi più importanti della liturgia si chiede perdono dicendo "abbiamo peccato, abbiamo trasgredito....". La liturgia è molto particolare e inizia con la commovente preghiera di Kol Nidrè, nella quale si chiede che vengano sciolti tutti i voti e le promesse che non possono essere state mantenute durante l'anno.
Questa lunga giornata di 25 ore viene conclusa dal suono dello Shofàr, il corno di montone, che invita di nuovo al raccoglimento, e subito dopo dalla cerimonia di "separazione" dalla giornata con cui si inizia il giorno comune.."

Comunitando
www.livornoebraica.org
( a cura di Gadi Polacco)

DISCORSO PER NEILA' DI KIPPUR 5714 (1953)

 "Appunti per il discorso nell'approssimarsi della Neilà "Chippur 5714" (1953)
Tempio di Ferrara - Rav Bruno G. Polacco (z.l.), poi Rabbino Capo a Livorno dove scomparve nel 1967
http://ravpolacco.blogspot.it/2016/10/discorso-per-neila-di-kippur-5714-1953.html

martedì 19 settembre 2017

DA DOMANI SERA IL NUOVO ANNO EBRAICO 5778 : PER TUTTI MA IN PARTICOLARE PER LA NOSTRA CITTA' L'AUGURIO "INIZI L'ANNO CON LE SUE BENEDIZIONI"


תחל שנה וברכותיה

"Inizi l'anno con le sue benedizioni" è l'auspicio espresso da un antico componimento poetico che si legge nelle Sinagoghe per la ricorrenza di Rosh Hashanà, appunto il capodanno ebraico.

L'anno 5778 che avrà inizio, in base al calendario lunare ebraico, il 20 settembre sera coglie Livorno alle prese con il ricordo delle vittime e la conta dei danni a opera del nubifragio patito nei giorni scorsi , ecco perchè l'augurio che piovano ora benedizioni appare particolarmente consono.

L'interazione tra i calendari propone anche l'incontro tra una festività religiosa e una ricorrenza storica oggi ,purtroppo, alquanto dimenticata : il 20 Settembre con la breccia di Porta Pia.

Non si tratta certo di rievocare contrapposizioni del passato ma di ricordare l'importanza di questo evento ( per il mondo ebraico segnò anche, finalmente, la chiusura del ghetto di Roma) per il presente e il futuro, simbolo di una società laica che, al contrario di quanto sostengano certe strumentalizzazioni, è alleata stretta della difesa del sentimento religioso, quale esso sia, e parimenti di quello non credente, nella garanzia di una società aperta che garantisce il diritto di tutti nel rispetto tra ciascuno.

Il messaggio laico, quindi di rispetto reciproco,di Porta Pia appare ancora valido per l'attuale travagliata società italiana.

COMUNITANDO

www.livornoebraica.org

( a cura di Gadi Polacco)




Link alla bozza del testo usato per il discorso di Rosh Ha-shanà 5727 (1966), tenuto quindi nel Tempio di Livorno,del Rabbino Bruno Ghereshon Polacco ( 1917-1967). Non è stata trovata una "bella copia" o "versione definitiva" che dir si voglia e forse questa è l'unica stesura,definita poi a voce, del testo. Una testimonianza in originale di come si preparavano,in tempi nei quali i computer non consentivano facili correzioni e variazioni, gli interventi.


http://ravpolacco.blogspot.it/2017/09/rosh-ha-shana-capodanno-ebraico-5727.html

sabato 9 settembre 2017

CON IL CONCERTO DEL CORO "ERNESTO VENTURA" SI E' APERTA A LIVORNO LA GIORNATA EUROPEA DELLA CULTURA EBRAICA 2017

Nonostante il meteo assai poco clemente, si è aperta a Livorno, sabato 9
settembre alle 21.30,la Giornata Europea della Cultura Ebraica 2017, con
il concerto del Coro "Ernesto Ventura" (musiche della tradizione
sefardita ebraica livornese), diretto dal Maestro Paolo Filidei,ospitato
nella sede dello storico Circolo Amici dell'Opera "Galliano Masini".

Ricco il programma proposto, al termine i coristi sono stati omaggiati
dal Presidente del Circolo Masini,il musicologo Fulvio Venturi, di un
volume ciascuno dedicato a Pietro Mascagni,mentre al Circolo è stato
donato l'ultimo CD del coro e un cd sul bagitto, il linguaggio ebraico-
livornese fatto proprio dalla città.

Un grazie agli organizzatori, agli intervenuti e alle forze dell'ordine
che hanno garantito una puntuale vigilanza.

(Foto di M. Gabbrielli)



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martedì 30 maggio 2017

IL MONDO EBRAICO SI APPRESTA A FESTEGGIARE SHAVUOT 5777, LA PENTECOSTE. ALCUNI ANNIVERSARI

Dalla sera del 30 maggio sino al tramonto del 1 giugno il mondo ebraico festeggia la ricorrenza di Shavuoth (Pentecoste) dell'anno 5677.

UN INTERVENTO DEL RABBINO BRUNO G. POLACCO , zl,A 50 ANNI DALLA MORTE  (1967) E IN VISTA DEI CENTO ANNI DALLA NASCITA (1917):

SHAVUOTH ,LA FESTA DELLE PRIMIZIE. IL BOSSOLO DEL K.K., FONDO PERMANENTE PER ISRAELE

( da www.ravpolacco.it )

Il testo non è datato e non viene indicato dove sia stato utilizzato : forse il riferimento all'iniziativa del KKL e a quello che pare l'arrivo del bossolo (molto più antico comunque degli anni 50'/60' del secolo scorso) potrebbe essere utile indizio per collocare temporalmente il documento.

ועשית חג שבעות ליהוה אלהיך
Devarim/Deuteronomio, 16:10

Con tali parole, la Torà ci prescrive l'osservanza del precetto di festeggiare la ricorrenza di Shavu'oth e se ci provassimo a definire il valore di questa importantissima celebrazione,non potremmo definirla meglio dell'appellativo per essa usato dalla stessa Torà : Chag ha-biccurim - giorno delle primizie.
Con Shavu'oth infatti noi celebriamo i due elementi più necessari alla vita dell'ebreo : le primizie della terra e le primizie della morale; quei due elementi cioè che nella storia del nostro popolo si congiungono per glorificare sia l'opera di Dio che quella dell'uomo.
Israele, nella storia è riuscito a riunire la terra col cielo e celebrando in Shavu'oth le primizie di ambedue, celebra contemporaneamente la benedizione che esse gli apportano.
Fu in questa festività infatti che Israele ricevette dal Cielo quella morale che in seguito estese a tutta l'Umanità , e con la quale per primo insegnò al mondo quel comandamento del Sinai che impone di amare per il prossimo ciò che ameremmo per noi stessi e che il sommo Hillel definì il cardine dell'intera Torà.

L'Ebraismo, fin dalle sue lontanissime origini abituò il suo spirito e il suo cuore ad amare la natura quale strumento della divina creazione ed è naturale quindi che per tributare alla Provvidenza che la guida il dovuto onore abbia impresso alle sue festività anche carattere agricolo.
Quando Israele abitava nella sua terr- terra stillante latte e miele - e col suo lavoro la rendeva ubertosa traendone abbondanti frutti, l'elemento natura si rafforzò talmente nello spirito del popolo che il significato agricolo della festa di Shavu'oth assunse a grandissima importanza nel quadro delle celebrazioni intese a tributare lode e ringraziamento a Dio che non solo aveva concesso al Popolo eletto la primizia della Morale, ma con i prodotti del suolo gli elargiva anche la sua benedizione.
Ecco perchè i nostri antichi in questa bella e lieta giornata, si recavano al Tempio di Salomone recando con sè i primi ricavati del loro lavoro offrendoli a Dio a testimonianza  della gratitudine che provavano per il ben ricevuto.
Il ricordo delle cerimonie fastose  che si svolgevano in Gerusalemme  nella giornata del "mattàn Torà", "della Rivelazione della Legge", formano l'argomento di un intero trattato talmudicoi, il trattato di "biccurim","primizie", e in esso si descrivono queste cerimonie fin dal momento in cui nelle varie città di Giudea si formavano i cortei di carri colmi di frutta e fiori che, fra la letizia e le danze popolari,si avviavano in lunghe colonne alla città eterna, dove in una grandissima assemblea di lavoratori agricoli venivano offerti a Dio in nome di tutta la Nazione.
Quando Israele abbandonò la sua terra, il significato della ricorrenza di Shavuìoth  forzatamente si restrinse al "mattàn Torà" -"giorno della Rivelazione", ma l'antico rito campestre  non fu dimenticato.
Quantunque disperso e ramingo tra i popoli,Israele non obliò la generosa terra dei Padri  e i suoi prodotti : nell'intimità delle sue case e dei suoi Templi trasformati per l'occasione in olezzanti serre di fiori, coltivò l'inesausta speranza del ritorno a quella vita e a quel suolo.
Oggi, la speranza - sublime e incredibile miracolo al quale immeritatamente assistiamo - si è trasformata in tangibile raltà.
Israele ha ripreso contatto con la sua terra e la rende nuovamente ubertosa col lavoro e il sacrificio.
Shavu'oth è ritornata ad essere la festa delle primizie, la festa della Morale e della terra.
Le antiche abitudini riprendono vigore e col ritorno alla terra l'uomo ebreo torna ad offrire le primizie del suolo patrio a quell'istituzione che per il carattere sacro che ha acquisito in anni ed anni di benemerita e santa opera sostituisce in questa funzione il Santuario : il K.K., il Fondo Nazionale che riscatta la terra avita palmo a palmo e la restituisce redenta al popolo d'Israele perchè su di essa si ricostituisca una società civile e laboriosa basata sulla Morale ricevuta dal Sinai.
Oggi, signori, poco prima di entrare in mo'ed (festività - ndr) il Direttore per l'Italia del K.K. mi ha scritto una lettera in cui, con riferimento al significato di Shavu'oth e in occasione di Shavu'oth, mi chiede di istituire anche nella nostra Comunità la "giornata delle primizie" consegnando ad ogni contribuente un bossolo del K.K.
Certo del vostro assenso, ho aderito con entusiamo poichè in quel piccolo bossolo è custodito il legame che ognuno di noi ha con lo Stato ebraico e quanto in esso verseremo rappresenterà la primizia che di anno in anno offriremo alla ricostruzione della terra d'Israele.
E sia questa degna maniera di festeggiare Shavu'oth non solo il mezzo di riedificazione morale e materiale per il nostro popolo, ma in pari tempo fonte di benedizione per tutta la nostra Comunità che così comparirà simbolicamente dinanzi al Santuario di Dio secondo quanto è comandato, e godrà completamente del bircat mo'adim lemichà ( benedizione di feste in felicità - ndr) che io auspico per tutti noi di cuori, amen cken ieì razon ( così sia la volontà).

"PENTECOSTE DI GUERRA" , UN DISCORSO DEL RABBINO SAMUELE COLOMBO DI CENTO ANNI ESATTI OR SONO (SHAVUOTH 1917) IN PIENO CLIMA DI GUERRA. DURANTE QUELLA FESTIVITA', A CENTINAIA DI CHILOMETRI DI DISTANZA NEL CORSO DELLA BATTAGLIA DEL MONTE CUCCO, PERDEVA LA VITA UNO DEI 28 CADUTI DELLA COMUNITA' EBRAICA DI LIVORNO, IL "MILITE D'ITALIA" AMLETO DELLA ROCCA, zl


Il testo venne ripreso dalla storica testata ebraica "IL VESSILLO ISRAELITICO". Il collage di cui sopra è tratto dal prezioso e recentissimo libro, edito da Belforte, dal titolo "MOISE' VA ALLA GUERRA", dedicato
alla grande partecipazione alla Prima Guerra mondiale, immane tragedia, da parte degli ebrei italiani. Autore Paolo Orsucci Granata. Sotto la sepoltura del soldato Della Rocca, ricordando con lui tutti i Caduti.
z.l. = sia il suo ricordo per benedizione.



COMUNITANDO
a cura di Gadi Polacco
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